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Verbania - Lago Maggiore

47, infelice che parla

Nell'Alto Piemonte ancora previsioni all'insegna di cieli prevalentemente soleggiati per sabato e domenica prossimi.


Il barometro del giovedì è invece dedicato all'ennesimo articolo ripostato -sponsorizzato-retweettato sui segreti per trovare la felicita.

Il guru psicologico di turno sostiene siano necessari tre minuti di meditazione al giorno, mettere un time per il tempo sui social, ecc..


Al di là della ricetta proposta o di altri link che invece riportano studi che indicano il picco dell'infelicità a 47 anni (a marzo ne compio 48, dopo sarà quindi una passeggiata visto che sinora ho già vissuto felicemente), la ricerca della felicita non è solo un film di Muccino ma un'ossessione contemporanea. Per gli statunitensi è addirittura un diritto scritto nella Costituzione da quasi 250 anni.


Il fatto che ci sia bisogno di cercarla, evidentemente, è perché non si sa bene dove si trovi o cosa sia. E' una reazione chimica? è un sentimento? un'emozione? E' assenza di dolore e preoccupazione o è passione e adrenalina. Secondo il dizionario etimologico l'origine della parola "felice" sta nel significato di "fecondo, produttivo".


Felicita come ciò che è in grado di generare un surplus, felicità come dono. Per questo, per dirla in battuta, i cristiani sono felici se donano al prossimo e i capitalisti se guadagnano sul prossimo (sempre surplus è). Ma se è la fecondità a rendere felici, la domanda è: per essere felici dobbiamo impegnarci per generarla o stupirci per il suo inaspettato arrivo? Dobbiamo essere benedettini (ora et labora) o mistici contemplativi? E soprattutto la felicità è individuale o può essere collettiva? Quale delle due dobbiamo preferire? Possono convivere entrambe?


A ognuno la sua risposta. In questo caso l'esperienza vale più della teoria, visto che per la felicità vale quanto diceva Agostino del tempo: so che cos'è, ma quando me lo chiedono non so spiegarlo. La felicità è un'intuizione, il culmine di una parabola. Non si conquista, non la si mette in tasca. Si può solo decidere che non ci interessa oppure metterci in cammino in una ricerca che finisce sempre con un nuovo inizio.


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