A day in the life

Cieli prevalentemente coperti e temperature miti sono previsti nel fine settimana nell’Alto Piemonte. Il barometro del giovedì questa settimana è invece molto mosso da onde musicali. La colpa o il merito è di Song Exploder (serie Netflix) e della puntata dedicata a Loosing my religion dei Rem. In ogni puntata si ricostruisce con i protagonisti come è nata una canzone diventa un grande successo, anche se ha un intro di mandolino e non ha un ritornello, come il brano composto da Stipe e soci.


Prima di continuare a leggere questo barometro sono necessarie un paio di premesse.

1) Il talento musicale non mi appartiene e nemmeno la perseveranza nell’esercizio, motivo per cui lo strumento musicale l’ho attaccato al chiodo in giovane età.

2) L’invidia non è un sentimento che conosco abitualmente, ho passato abbastanza anni nel mondo e praticato buone letture per accettarmi come sono e non pensare che qualcun altro abbia privilegi che avrei dovuti avere io e tutto il catalogo del risentimento che spesso si legge anche sui social network.


Però. Non so se sia invidia o ammirazione, ma quando vedo com’è nata una canzone che ha saputo incanalare i sentimenti di milioni di persone, quando penso che è nata da quattro persone o poco più (mai dimenticare i tecnici del suono) rinchiuse in uno studio di registrazione di pochi metri quadrati, quando immagino che in poche ore hanno saputo raccogliere in un brano di pochi minuti emozioni, concetti, bellezza, ebbene, penso che sia un’esperienza impagabile, forse insuperabile. Nel caso dei Rem è stata certamente, anche molto remunerata, ma il valore non è qui questione economica.


Quello che mi affascina, e mi fa dire vorrei vivere un giorno da Michael Stipe (o un’altra rock-popstar), è il saper creare qualcosa che sarà ascoltato e ricantato da milioni di persone, che quella canzone la potrai suonare davanti a migliaia di persone che canteranno e urleranno a squarciagola con te. E mi affascina maggiormente quando nasce da un gruppo, perché sembra che la canzone fosse invisibile ma già sempre là, da qualche parte, e che ci volesse però una somma maggiore delle parti per riuscire a darle forma.


L’arte nella quale me la cavicchio meglio è la scrittura (talvolta con ambizioni letterarie), ma anche se avessi la giusta ispirazione e vendessi milioni di copie di un libro o un mio articolo fosse condiviso da miliardi di persone non sarebbe minimamente paragonabile all’emozione di aver composto una canzone come Loosing my religion (e non inizio l’elenco delle altre che avrei voluto registrare altrimenti sarebbe l’inciso più lungo della Storia).


Ebbene sì, se mi dessero la possibilità di scegliere in chi rinascere tra Michelangelo, Picasso, Maradona, Spielberg, Dante o John Lennon, sceglierei chi ha composto Imagine. Lasciatemi sognare che almeno A day in the life, I'd love to turn you on.



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