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Verbania - Lago Maggiore

Corre la locomotiva... e l'errore

«Se tua madre dice che ti vuole bene, controlla». È una delle celebri frasi utilizzate per comunicare l’etica del giornalismo, che si basa sulla verifica delle fonti. Mi è servita ricordamene l’altro ieri. Non per assicurarmi che mia madre mi voglia bene (ho già avuto migliaia di verifiche per merito suo e demerito mio), ma per scoprire un errore giornalistico di 80 anni fa che oggi con internet, la disintermediazione, la partecipazione, ecc. è diventato un errore enciclopedico.


UN PASSO INDIETRO

Giovedì scorso, dopo l’incidente ferroviario che ha coinvolto un treno ad alta velocità e ha visto morire due ferrovieri in provincia di Lodi, mi è tornato alla mente che negli Anni Trenta anche lungo la linea del Sempione ci fu un incidente ferroviario nel quale il tributo di vittime pesò per la maggior parte sul personale ferroviario. Una vecchia nuova notizia per i lettori di VerbaniaNews?

Ricordo un lettore di Eco Risveglio che, quando ne ero direttore, mi raccontava l’episodio. Si ricordava che avvenne negli anni d’inizio della Seconda guerra mondiale o poco prima.


NESSUN COLPEVOLE

Mi metto a fare una ricerca online nell’archivio storico della Stampa riguardante l’anno 1940. Appare un articolo del 14 ottobre 1940. S’intitola “I risultati dell'istruttoria sullo scontro ferroviario dell'agosto 1931 a Domodossola”. Si legge che a distanza di oltre 9 anni da quell’11 agosto del ’31 “l'istruttoria, condotta diligentemente dal giudice istruttore presso il Tribunale penale di Verbania, si è conclusa con la seguente sentenza; non luogo a procedere contro Gailiard, Grieb ed Erb per estinzione dell'azione penale in seguito alla morte dei tre imputati; proscioglimento del De Rosa, pure deceduto, e dello Ribetta per non aver commesso il fatto”. Una sentenza dopo 9 anni definita come frutto di diligenza nelle indagini? Strano anche per una stampa di regime.


ANCHE WIKIPEDIA…

Provo a fare una verifica su Google e scopro che all’incidente ferroviario è dedicata persino una pagina di Wikipedia, riporta la stessa ricostruzione.

“L'incidente ferroviario di Domodossola fu un deragliamento di un treno, proveniente da Briga, avvenuto nella stazione di Domodossola l'11 agosto del 1931 a causa dell'elevatissima velocità raggiunta dal convoglio per malfunzionamento del sistema frenante”. Vado a vedere la fonte, è lo stesso articolo della Stampa del 1940 che avevo trovato precedentemente. Insomma, non vale come verifica.

Cerco allora sull’archivio della Stampa articoli dell’agosto 1931 relativi Domodossola. Nessuno parla dell’incidente. Possibile?


L’ERRORE

Faccio una ricerca sull’archivio del Corriere della Sera, anche lì niente. Idem sull’archivio dei Giornali del Piemonte. Allargo il campo di ricerca, ed ecco comparire gli articoli. Il disastro ferroviario avvenne sì a Domodossola, ma l’11 agosto 1939.

Un refuso nell’articolo del 1940, ripreso nel titolo, una sola fonte consultata da chi ha steso la voce su Wikipedia ed ecco che un evento storico finisce “urbi et orbi” con l’essere pre-datato di 8 anni (se qualcuno di voi si occupa di contribuire a Wikipedia, lo segnali, grazie).


IL DISASTRO

A questo punto sarete curiosi di sapere cosa avvenne l'11 agosto 1939. Si legge che: “Un treno merci raccoglitore con servizio viaggiatori, scortato nei tratto Briga-Domodossola da personale svizzero secondo le convenzioni in vigore, giunto alle 18,30 alla stazione di confine di Iselle, ne partiva dopo l'agganciamento di alcuni vagoni carichi di carbone. Oltre la galleria di Trasquera, ove la linea è in forte pendenza, i freni non funzionarono, di modo che il treno passò a grandissima velocità dalla stazione di Varzo. Il capostazione di Domodossola, avvertito telefonicamente, disponeva per l'istradamento del treno su un binario libero”. Il disastro si consuma alle 18,55, quando il convoglio entra nella stazione di Domodossola a velocità impressionante. La locomotiva s’infila nello scambio predisposto, ma nella controcurva devia e si abbatte contro un locomotore di manovra fermo su un vicino binario.


LE VITTIME

Così descrive l’evento il cronista: “Con un fragore assordante gran parte dei vagoni di cui era composto il treno merci si addossavano al locomotore, sfasciandosi in un enorme pauroso groviglio di rottami, mentre l'ultima vettura viaggiatori si staccava fermandosi a trenta metri e dieci vagoni rimanevano indenni. L'incidente costava la vita a sei persone e tredici altre rimanevano ferite gravemente”. A morire furono capotreno, macchinista e aiuto macchinista (di nazionalità elvetica) e il frenatore (italiano). Le altre vittime: un passeggero e un brigadiere della Guardia di Finanza.


EPILOGO

Un disastro archiviato senza colpevoli, con un’istruttoria che non ha coinvolto altri che coloro che erano sul treno. Nessun altro poteva avere responsabilità di fronte a un treno che non riusciva a frenare? E che quindi aveva avuto un problema di sabotaggio o di mancata manutenzione? Domande che si possono porre solo quando i giornali non devono sottostare a censure (e non era così allora).

Perciò mi congedo da voi e vado a ripetermi la frase di Joseph Pulitzer sui lettori: “È mio dovere assicurarmi che abbiano la verità. Ma non solo: devo presentargliela brevemente perché la leggano; chiaramente perché la capiscano; efficacemente perché la apprezzino; suggestivamente perché la ricordino e soprattutto con accuratezza perché possano essere guidati dalla sua luce". Senza accuratezza, si viaggia a fari spenti nella notte del giornalismo.


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P.s. Una lettrice ci ha segnalato un articolo custodito dalla nonna a commento dei tre parti gemellari di una donna verbanese negli anni Trenta di cui avevamo scritto la scorsa settimana. Ne riparleremo. Segnalateci anche voi, ritagli di notizie "fresche" dal passato che custodite nei cassetti.


Nella foto parte di una cartolina della stazione di Domodossola risalente alla prima metà del Novecento.