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Verbania - Lago Maggiore

Correre nel tempo

Il fine settimana dovrebbe vedere la fine delle piogge su laghi e valli ai piedi delle Alpi Lepontine.

Il barometro del giovedì scruta invece un altro barometro quello che rileva la partecipazione al mondo del lavoro della popolazione residente in Italia.

In Italia gli occupati (tra dipendenti e autonomi) sono il 39,2% della popolazione (poco meno di 23,5 milioni). In Italia quindi la maggior parte della popolazione, oltre il 60% non lavora (pensionati, studenti, disoccupati, persone che non cercano lavoro o vivono di rendita, ecc.).

E anche tra gli occupati (tolte le ore di sonno), le ore di lavoro in un anno sono circa un terzo delle ore complessive di veglia.

In fondo era il sogno di molti utopisti, liberare l’uomo dalla schiavitù del lavoro, liberare il tempo per occupazioni più proficue. Eppure si ha la sensazione che più aumenta il tempo libero più si sente la necessità di riempirlo di impegni e cose da fare.

Meno lavoratori ci sono, più crescono l’ansia e la melanconia sociali. E non sto parlando dei disoccupati (che sono il 3,9% della popolazione e che qualche motivo d’ansia comprensibile ce l’hanno).

Ma gli altri? Paura della solitudine, oppure timore di sprecare tempo (c’è una vita sola…)? Ma allora per converso: perché molti impegnano il tempo libero consumando bulimicamente contenuti media (social, tv, ecc.) anziché dedicarsi alle proprie passioni (o a ricercarle)?

Credo che la nostra società, cioè noi, abbia un piccolo grande problema con il tempo libero. Tolti dal tempo obbligato, lavorativo, dove occorre fare qualcosa poiché richiesto, restiamo orfani d’orientamento. Il lavoro forse non nobilita l’uomo, ma almeno l’orienta.

Ma se il lavoro sarà sempre meno (con l’automazione e l’intelligenza artificiale), cosa fare del tempo libero? Direte voi: è anche una questione di disponibilità economica?

Certamente lo è, ma non è raddoppiando i soldi in banca che necessariamente si vive meglio il tempo libero.

L’altra sera ho sentito dire da un preparatore atletico, con qualche primavera sulle spalle ma dalla grande esperienza, che dovremmo smettere di “correre contro il tempo” per imparare a “correre nel tempo”.

Ecco cosa chiederò nella letterina a Babbo Natale. Imparare a correre nel tempo. Anzi, mi accontento anche di camminare.

Auguri di buone feste dal barometro del giovedì!

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