Elogio dei tempi morti

Nell’Alto Piemonte previsto un fine settimana dai cieli sereni, con massime di circa 28 gradi e qualche possibile modesta precipitazione sparsa alla sera. Il barometro del giovedì è invece un elogio dei tempi morti.


Nel periodo del cosiddetto “lockdown” molti di noi non si sono fatti mancare pesanti dosi di fiction, a partire dalle serie tv sfornate in quantità industriali ogni settimana.

Che dire? Molte di loro sono geneticamente costruite per colpi di scena a ripetizione, riscoprono le vecchie unità aristoteliche e riescono in piccoli paesi e poche ore a far accadere cose che noi umani… Per questo ci catturano, ci invogliano a dire guardiamone un’altra. Pensate però se le nostre vite fossero realmente così frenetiche, forse sarebbe eccitante il primo giorno, ma poi?


Delle nostre vite tendiamo a ricordare i momenti esaltanti, insoliti, eccitanti, e ci dimentichiamo dei tempi morti, delle attese. Eppure sono quei vuoti banali a consentire l’emergere di ciò che vale la pena vivere.

Il periodo d’isolamento appena trascorso ce l’ha forse fatto comprendere. La vera abilità nel vivere non è essere dei geni o dei campioni per qualche istante, non è una sceneggiatura piena di suspense, ma è accettare il ticchettio dell’orologio seduti al tavolo di una stanza silenziosa come se ci lanciassimo sulla folla in delirio di un concerto. E viceversa.

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