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Verbania - Lago Maggiore

Filosofia dello specchietto



Cercate la Verità? La giornosofia non fa per voi. Perché la giornosofia è un esercizio che non vuole arrivare alla verità del sé. E questo per due motivi: non c'è una Verità, non c'è un Sé. Vediamo perché. Partiamo dall'esperimento di provare a scrivere la prima pagina del passato di cui abbiamo parlato in questo post. Ebbene, quale verità presenta? Di chi parla?


Di fronte alla richiesta di scrivere in forma di notizia i tre eventi più importanti dei primi dieci anni, o dei secondi dieci della nostra vita, e le notizie più importanti accadute nel mondo in quel periodo, osserviamo che produciamo una verità temporanea, in divenire. La scelta dei fatti, la loro imporanza, il modo di narrarli cambia ovviamente a seconda del momento e delle condizioni in cui siamo chiamati a farlo. Quindi non c'è una pagina più vera di un'altra (e forse nemmeno sincera). Questa pluralità di possibili scelte, discende dal fatto che non c'è un Sé definito per sempre. Siamo sempre anche altro, quell'Altro che decidiamo di non scrivere. Un'assenza che pesa. Perché infatti abbiamo scelto di rimuovere alcuni episodi al posto di altri?


La giornosofia è quindi anche presa di coscienza di questa peculiarità, di questo limite-apertura del nostro comunicare e più in generale del nosto stare al mondo. Se la giornosofia può avere uno scopo socio-politico, nell'epoca della deriva narcisistica incentivata dall'uso dei social network da selfie, è quello di ricordarci che non esiste un io, ma sempre un noi. E quindi la necessità di aprirsi al mondo (anziché rinchiudersi nel proprio profilo).

La giornosofia è una foto allo specchietto retrovisore, è catturare lo sguardo dell'Altro noi mentre non ci guarda.


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