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Verbania - Lago Maggiore

Giornosofia 1 - L'ora del Carpe diem

Aggiornato il: 5 giorni fa

La mia generazione (vado per i 48 anni), come la maggior parte di quelle viventi nell'Occidente, è cresciuta in una società consumistica, che ha trasformato il sapore epicureo del Carpe diem in un edonistico Cogli l’attimo (ricordate L’attimo fuggente), e cioè in un goditela adesso, non perderti niente, diventa artefice del tuo destino e così via (più o meno l’opposto del significato originale).


Ora, di fronte all’epidemia mondiale che ci sta colpendo, bisogna prenderla con filosofia, non nel senso del modo di dire, ma riscoprendo il significato filosofico, le implicazioni etiche, del nostro vivere quotidiano.

Per questo propongo una Giornosofia, un sapere del giorno, inteso come l’oggi, l’attualità (l’essere anche un giornalista continua a condizionarmi), che parta dal quotidiano per comprendere il globale.


Iniziamo prima di tutto a dare un senso al Carpe diem (letteralmente: cogli il giorno). Cerchiamo di essere più fedeli a quello che intendeva l’autore.


L’autore è Orazio, poeta dell’età augustea. Il padre si occupava di riscuotere le tasse, aveva un podere, un piccolo borghese si sarebbe detto qualche anno fa. Manda il figlio a studiare in Grecia. Poi dopo la morte di Cesare, Orazio si arruola tra le fila di Bruto, per la libertà contro la tirannia.


La sconfitta di Filippi vede i suoi beni confiscati, campa facendo il segretario, finché le sue poesie non vengono apprezzate da Virgilio, che lo presenta a Mecenate (il deus ex machina dell’imperatore), ed entra così nel cerchio degli artisti della Roma augustea. È un uomo che ha conosciuto gli alti e i bassi della vita, che rifiuta gli onori se impediscono di intaccare la sua vita di “aurea mediocritas”.


Cosa dice l’ode diventata celebre per il Carpe diem? Spiega che non occorre pensare di poter conoscere il destino, di affannarsi per il futuro. Bensì occorre essere capaci di assaporare la vita, filtrare il vino e potare le speranze.


Cosa vuol dire? Occorre predisporsi ad accogliere quello che il giorno ci offre, assaporare i doni del presente. Viene in mente il personaggio di Melville, Bartleby lo scrivano, l’impiegato che alle richieste del superiore rispondeva con un preferirei di no.


Di fronte all’ossessione del fare, del produrre, del pensare a cosa farò, dove andrò, di cui è preda la società contemporanea, questa quarantena può diventare un esercizio dopo il quale potrà sembrare più semplice dire: preferirei di no. Senza aver timore di perdere chissà quali successi od opportunità.


Certo, dirlo non è come farlo. Perciò l’esercizio filosofico di oggi è non pensare a ciò che potrà accadere in futuro. Ma solo cose a che possiamo fare o vivere oggi. Vietato pensare a quando finirà la quarantena, a quando dovrete andare a far la spesa, a quando andrete in vacanza. Sembra facile, ma…


Intanto che vi esercitate, ci sono delle domande che vi sono probabilmente nate. Ma allora il Carpe diem significa che dobbiamo accontentarci e basta? E la giustizia? L’equità? Non è un po’ reazionaria e passiva come visione della vita?


Tutte ottime domande per domani. Intanto oggi, Carpe diem.



Il video di Giornosofia 1 (più o meno le stesse cose dette a voce)


Il podcast invece lo trovate cliccando qui.


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