Giornosofia 11 - P come Proiezione

Aggiornato il: mag 16

Prosegue l’abbecedario di Giornosofia, arriviamo alla P come Proiezione.


In particolare parliamo della proiezione cinematografica. Un’esperienza comune, sino alla chiusura delle sale per l’epidemia, e immaginiamo possa tornare tale in futuro.

Ebbene, la visione cinematografica come avviene. L’immagine, il fascio di luce, viene proiettato su una superficie e noi vediamo la luce riflessa sullo schermo. La proiezione non è verso di noi. L’evento, la narrazione, lo sguardo del regista sono per lo schermo, non sono direttamente per i nostri occhi, poi, certo, i nostri occhi assieme a quelli di chi è seduto in sala ne godono. Ma per arrivare alla nostra visione c’è una mediazione. C’è uno spazio intersoggettivo, uno spazio condiviso.


Come funziona invece lo schermo del televisore, del monitor, del tablet o dello smartphone?

Proietta il fascio di luce direttamente verso di noi, la visione ci invade senza un filtro.

Il monitor si rivolge direttamente a me che sono davanti, quasi solitamente mi trovo solo. Si crea una relazione privata. Si abolisce la distanza.

Se non ricordo male era Fellini che aveva evidenziato questo aspetto. Il cinema rende divi, tu sei piccolo tra altri, l’attore giganteggia sullo schermo. La televisione rende invece familiari, l’attore è un piccolo essere nel televisore mentre io giganteggio in casa mia, in un ambiente che mi fa sentire a mio agio.


Questa abolizione della distanza non è senza effetti, uno dei principali, ai quali assistiamo quotidianamente, è la privatizzazione delle piazze virtuali, i gusti e le idiosincrasie private si mischiano al dibattito pubblico, l’osceno privato viene mostrato dal personaggio famoso e dal suo fan allo stesso modo, cambia solo il numero di like.


Se il privato è politico, come si sosteneva nel ’68, alla fine la molla della soddisfazione del desiderio personale non ha portato a un’abolizione della distanza attraverso una prassi rivoluzionaria, cioè in grado di modificare le strutture sociali ed economiche. Non si è trattato di una proiezione "cinematografica", di un sogno collettivo. La proiezione si è trasformata in televisiva, cioè in edonismo, in ricerca della soddisfazione personale e basta (in un "a posto io a posto tutti", anziché in "siamo sulla stessa barca").


Ecco perché dovremmo cercare di creare degli spazi di proiezione verso il futuro non tanto ottimistici o pessimistici, ma "cinematografici", nel senso di intersoggettivi, dove una narrazione viene condivisa, certo commentata, fatta propria o meno, ma prima vista e ascoltata interamente. Lasciare alla sola proiezione televisiva (monitor, smartphone, ecc.) il campo rischia di moltiplicare l’effetto Babele, di mischiare tutte le voci, perché se tutti parlano e parlano in modo diverso il risultato è l’incomprensione.

Se proiettare è gettare avanti, questo lancio ha bisogno di apertura, di distanza. Una proiezione a un palmo dal mio naso difficilmente potrà portarmi avanti. Attenzione, non si tratta di buttare una cosa per l’altra, ma di trovare la giusta distanza, anche a un palmo dal naso (non è questione di centimetri fisici). Occorre esercitarsi ad abitare la distanza anche di fronte al fascio di luce che illumina i nostri volti di homo videns.


Quale esercizio filosofico vi propongo oggi? Di giocare alle care vecchie ombre cinesi. Da soli o assieme, prendete una torcia elettrica, fate buio nella stanza, proiettate il fascio di luce sulla parete e poi iniziate a creare a turno forme con le dita ponendole davanti alla torcia. Giocate con la distanza: avvicinare o allontanare le dita cambia la percezione della forma? e per chi guarda, avvicinarsi o allontanarsi dalla parete modifica la percezione? E tutti vedono la stessa cosa? Riprendiamoci il tempo di vedere assieme, di vedere con la giusta distanza, non fermiamoci alla prima sensazione, alla prima impressione. Troviamo luoghi di riflessione della luce, del pensiero, dell'agire.


Bene, per oggi è tutto. CI vediamo alla prossima, si arriva alla O.


Il video di Giornosofia 11, più o meno le stesse cose dette alla videocamera.

Il podcast di Giornosofia 11 - P come Proiezione lo trovate qui assieme agli altri.

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Puntate precedenti

Giornosofia 1 - L'ora del Carpe diem

Giornosofia 2 - Nel silenzio non lo sai

Giornosofia 3 - La finestra sul cortile

Giornosofia 4 - Z come Zoo

Giornosofia 5 - V come Vita

Giornosofia 6 - U come Umanità

Giornosofia 7 - T come Tocco

Giornosofia 8 - S come Specchio

Giornosofia 9 - R come Riso

Giornosofia 10 - Q come Quotidiano

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