Il limbo della classe creativa

La classe creativa può andare in Paradiso o in Italia sarà costretta a vivere nel Limbo?


La domanda è frutto della lettura di due recenti articoli di Dario Di Vico usciti sul Corriere della Sera del 21 e del 22 ottobre.


Il primo dei due, nel commentare le notizie su flat tax e regime forfettario relative alla manovra economica, focalizza il fatto che in Italia si è scelto di mantenere la competitività nel terziario praticando un low cost sulle prestazioni intellettuali. Detto in soldoni: cari freelance vi paghiamo da schifo però non vi rompiamo troppo con il fisco.


Perché si possono pagare poco i liberi professionisti della classe creativo-intellettuale? Perché la scuola/università italiana non funziona adeguatamente e sforna migliaia di laureati senza adeguata preparazione/selezione. Quindi se l’offerta di servizi aumenta, il prezzo scende (l’inverso che per gli idraulici).


Ma com’è possibile che questa massa di giovani creativi possa campare se è sottopagata e non si accontenta di un altro lavoro?


Una risposta arriva dall’altro articolo di Di Vico, che recensisce il nuovo saggio di Luca Ricolfi (La società signorile di massa – La Nave di Teseo, in edicola da domani). La tesi di Ricolfi è che in Italia negli ultimi decenni è aumentata la ricchezza, il patrimonio familiare, a fronte di una stagnazione o contrazione del reddito e delle produttività. La traduco così: viviamo con il fieno in cascina aspettando primavera, ma la primavera economica, a differenza di quella astronomica, non è detto che torni.

Quindi molti aspiranti creativi possono non cercarsi un altro lavoro grazie alla ricchezza accumulata dalle generazioni precedenti. Siamo in una situazione di stallo destinata a non poter durare a lungo.


Come uscirne? La sfida per la classe creativa e intellettuale, quella che vive del proprio lavoro, che ha competenze e non può permettersi offerte al ribasso, è dimostrare che l’aumento di produttività si raggiunge anche grazie a un sapiente utilizzo di professionisti a monte e a valle del processo manifatturiero vero e proprio. La classe creativa andrà in Paradiso se saprà portare l’economia italiana fuori dal limbo formato da un capitalismo fatto non di capitani d’industria ma di rentiers.


Per farlo la classe creativa deve riuscire a fare su di sé l’operazione che è solitamente chiamata a fare per i propri clienti. 


Deve costruire una narrazione, uno storytelling, che spieghi come solo l’alleanza tra aziende e professionisti (nelle analisi e nelle strategie di mercato, nella creazione di contenuti e di comunità) può creare un nuovo patto sociale ed economico in grado di far crescere redditi e consumi.


Abituata a lavorare in modo autonomo, a condividere solo case study e tools, la classe creativa lavoratrice dovrebbe unirsi non per rivendicazioni o proteste, ma per spiegare al Paese l’opportunità, in termini di crescita, che le aziende rischiano di perdere se pensano di fare senza di lei o contrattando soluzioni low cost. 


Riuscirà (riusciremo) a passare da community a soggetto politico-economico?


#classecreativa #flattax #produttività #freelance


©2019 - 2020 by Imperfect soul. Cristina Savi e Andrea Dallapina.

Per saperne di più: Chi siamo / Contatti / Privacy policy e Cookie policy

Web address: imperfectsoul.it - ismarketing.it - giornosofia.it

Verbania - Lago Maggiore