Il pezzo di carta

Qualche passaggio nuvoloso sabato e cieli sereni domenica. Queste le previsioni per l’Alto Piemonte. Il barometro del giovedì continua invece a puntare sul tema dell’istruzione e dell’educazione.


Leggo che Google creerà una sorta di sua “università”, offrirà cioè dei corsi di formazione; leggo che alcune aziende non chiedono più il titolo di studio, ma esperienze e competenze quando selezionano personale.


Il fatto che il mondo della produzione si attrezzi per formare le figure professionali di cui ha bisogno, oltre che normale, potrebbe essere anche positivo. Basta dibattere se e come il mondo dell’impresa e più in generale economico debba sovvenzionare e dettare l’agenda della scuola e degli atenei: ognuno per la sua strada.


Ma è possibile slegare l’istruzione da un’idea finalistico/utilitaristica? Quella che sta dietro al ragionamento: “studio per prendere il pezzo di carta perché mi consentirà di trovare/esercitare un lavoro”.


E’ uno sforzo da compiere per rendere la scuola il luogo nel quale si inizia il proprio percorso di cittadinanza, cioè di comprensione dei propri talenti (cognitivi, emotivi, fisici, ecc.) e del loro sviluppo nel rispetto degli altri componenti della società.


C'è un però. Però, per garantire una mobilità sociale (e cioè che anche i figli delle classi meno ricche abbiano la possibilità di esercitare professioni diverse da quelle genitoriali), occorrerà prevedere borse di studio per poi consentire a chi ha meno risorse e vuole operare nel mondo dell'impresa di seguire i corsi che offriranno Google e i suoi fratelli o sorelle. Altrimenti l'istruzione pubblica sarà solo una bolla che vuole costruire un mondo illusorio, destinato a svanire appena varcato il cancello d'uscita della scuola.

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