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Verbania - Lago Maggiore

L'arte d'immortalare



L’immagine è di quelle destinate a fare il giro dei social, postata e condivisa, con buona pace dell’autore (Bao Yongqing) che, felice di aver vinto il concorso internazionale di miglior fotografo di “Wildlife”, cioè natura selvaggia, forse chiuderà un occhio sul fatto che mezzo mondo non gli pagherà i diritti d'autore. La foto è quella che immortala una marmotta che balza a bocca aperta, sorpresa e inorridita dal trovarsi al fianco una volpe tibetana accovacciata e pronta allo scatto (la trovate alla fine del post, tratta dal sito di National geographic, nel raro caso non l'aveste già vista).


Ma siamo sicuri che è la corretta ricostruzione di quanto è avvenuto? Il dubbio rimane, poiché la fotografia non di posa, quella istantanea, compie un’operazione di scomposizione della realtà, di surrealismo innato, che non riesce invece alla ripresa video. Quest’ultima probabilmente vincerà sempre in termini di audience, perché amiamo guardare gente che si muove, parla, fa cose. Ciò che è televisivo è molto rassicurante, ci ricorda il fluire delle nostre vite, ci conferma una percezione cronologica di un mondo fatto da una consequenzialità degli eventi. La fotografia invece compie l’atto contrario: sottrae, sospende, immortala (cioè eterna in quanto rende morto). La fotografia gioca con l’elemento sacro di ciò che non è più (l'istante catturato dall'obiettivo non si ripeterà, mentre la dinamica di analoghi fatti avverrà ancora). D’altronde l’umanità è nata con il culto dei morti, che è raffigurazione, incisione. Il caro estinto non c’è più, ma continuiamo a rappresentarne la presenza.


Di fronte a una foto come quella della volpe e della marmotta, possiamo stare a pensare al prima (ma come ha fatto a non accorgersi del predatore?), oppure al dopo (l’avrà uccisa? si sarà difesa?), ma ciò che affascina è pensare che una sequenza rapida, e immaginiamo violenta, durata pochi secondi, è rappresentata, è sopravvissuta, in un solo fotogramma. Una sola immagine bidimensionale, ci offre l’opportunità di iniziare un viaggio in speculazioni filosofico-esistenziali sul senso della vita. Se avessimo visto il video dell’aggressione sarebbe stato lo stesso? Sono convinto di no. Avrebbe prevalso il morboso coinvolgimento/disgusto prodotto dall'azione violenta.


Per questo l’esperienza estetica della fotografia, della pittura, e in letteratura della poesia, è molto più potente di altre, perché compie artisticamente ciò che ci rende umani. E cioè lo scegliere, il sottrarre gli eventi al flusso del tempo, al divenire indifferente della natura. Un dettaglio, un particolare, un istante, vengono invece trasformati in qualcosa di unico, di assoluto, eterno. È quello che fa l’amore: cerca di immortalare il desiderio. Ma questa di amor e mors, eros e thanatos, è un’altra lunga storia.


Perciò oggi fate i compiti: cercate una foto di quelle in "cui tu sorridevi e non guardavi". Ricordate il vostro desiderio in quell'istante?

Iniziate, iniziamo, ad applicare l'arte d'immortalare alla nostra quotidianità, non in byte sul nostro smartphone, ma in momenti da far nostri. In fondo ogni vita è riassumibile in una collezione di istanti in mezzo ad anni di sopravvivenza a sé stessi e al mondo. Il "carpe diem" è in fondo questo: riuscire a cogliere ogni giorno gli istanti del nostro destino. Sperando che non siano un faccia a faccia con la volpe.