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Verbania - Lago Maggiore

L’arte delle cose inutili

Clima mite e cieli sereni nell’Alto Piemonte nella prossima fine di settimana, quando in molti centri si festeggerà il Carnevale al ritmo delle sfilate.


Il barometro del giovedì questa settimana è stuzzicato da quella che viene definita l’epoca dell’impazienza (cit. Gabriele Romagnoli). Abbiamo sempre bisogno di novità, viviamo in una bulimia di news e personaggi. Li consumiamo subito, impazienti di vederne i risultati; siamo come bambini che aspettano di poter esclamare sempre nuovi Wow! E i social media contribuiscono ad amplificare questo effetto. Vi ricordate le serate di un tempo nelle quale si proiettavano le diapositive di vacanze esotiche agli amici e tutti a dire "Ooooohhh!". Oggi su Instagram quella serata tra amici non è più una volta l'anno ma dura un anno ( o più).

Tutto dev'essere subito performante, adeguato, di successo. E avanti il prossimo.


Per un'associazione di idee, leggendo dell'epoca dell'Impazienza, mi è venuto in mente il discorso di Steve Jobs ai laureandi di Stanford una quindicina di anni fa. Quello del “Siate affamati, siate folli”. La parte che preferisco è quando racconta di aver lasciato l’università e di aver così seguito liberamente dei corsi. Tra i quali quello di calligrafia. Lo incuriosiva, gli piaceva, ma pensava che non gli sarebbe servito a niente di pratico. Forse non se ne vantava nemmeno tra gli amici perché faceva un po' sfigato. Quando poi progettò il Mac quella conoscenza dei caratteri tipografici fu fondamentale nel decretare il successo dei personal computer.


La scrittrice argentina Cristina Peri Rossi scrisse una raccolta di racconti su un immaginario Museo degli sforzi inutili. Idea romantica, il gesto per il gesto, ecc.. La verità è che molto spesso quelle che ci paiono cose inutili che facciamo, scopriamo a posteriori che sono importanti per noi o per gli altri. Come dice Jobs, solo dopo ha senso unire i puntini della nostra vita. Se pensiamo di unirli prima, solitamente ci spazientiamo, perché le cose non vanno come vorremmo, e ogni unione non è un Wow!.

Crescere (cioè prendere atto del trauma del reale, direbbe uno psicanalista) vuol dire anche rischiare di disegnare puntini senza sapere se e quando saranno uniti.


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