Giornosofia 3 - La finestra sul cortile

Aggiornato il: mag 16

"Siamo diventati una razza di guardoni, la gente farebbe bene a guardare un poco dentro casa propria, tanto per cambiare”. Sono le battute iniziali di uno dei capolavori di Hitchcock, La finestra sul cortile (1954).


Ricordate? James Stewart è Jeff, un fotografo bloccato in casa in una torrida estate: ha una gamba ingessata e si muove sulla sedia a rotelle. La sua maggiore preoccupazione è come evitare la voglia di matrimonio della fidanzata, poi però nel suo stare giorno e notte alla finestra nota qualcosa (per caso, viene svegliato da un’improvviso acquazzone) che lo porta a sospettare un omicidio.

La maggior parte di noi oggi si immedesima facilmente nel protagonista. Siamo bloccati in casa, con lo sguardo sul mondo ridotto all’apertura della finestra, se si tolgono i vari media, che però per natura, per l’appunto, mediano la realtà. E diversi di noi peraltro iniziano a vedere delitti e delinquenti ovunque, pronti alla delazione social.

Ma torniamo alla Finestra sul cortile. Diversi intellettuali si sono cimentati nelle letture filosofiche, letterarie, psicanalitiche che sottostanno al film del regista britannico.

Perché ne parliamo nella Giornosofia. Perché la domanda con la quale ci eravamo lasciati era: possiamo cogliere il giorno, cioè non affannarci per il futuro, e al contempo continuare a far promesse, a noi, agli altri, cioè a progettarci, a vederci oltre l’oggi, a restare umani? Come possiamo pensare di cambiare la realtà circostante, potando la speranza (il desiderio)?


È quello che accade a Stewart e alla fidanzata, interpretata da Grace Kelly.

Lui è concentrato (forzatamente) sul presente, sull’oggi, guarda fuori dalla finestra. Vede scorrere la vita nelle finestre degli altri appartamenti. Lei cerca di coccolarlo, di dimostrarsi perfetta per convincerlo al matrimonio, alla promessa di un futuro insieme. Lui pensa che lei, tutta sofisticata e presa dal mondo della moda, non sia adatta alla sua vita di inviato speciale nei luoghi più avventurosi al mondo.

Il film mostra come, grazie a un matrimonio finito nel sangue (quello del dirimpettaio Thorvald), i due possono scoprire quanto sono in grado di cambiare, quali doti nascoste possiede l’altro (in particolare è lei che si rivela la più spericolata della coppia). Come dire, c’è bisogno di un elemento extra-ordinario (fuori dalla routine) per scoprire chi siamo e chi abbiamo al fianco.

In questo modo le visioni di futuro (i desideri) diventano progetti/esperienze dell’oggi, in modo denso e ricco. Così si pongono le basi per raccogliere dei frutti nel futuro (senza però doverci pensare, poiché gli sforzi sono condensati nell'oggi).

È un’ottima lezione per i rapporti interpersonali, ma anche per quelli lavorativi, professionali, aziendali. Persino per confrontarci con noi stessi, poiché, come la Nave di Teseo, siamo un continuo cambiare pezzi, un costante dialogo interiore ed esteriore, desiderio e volontà, un perenne divenire, pur cercando di mantenere la stessa identità.

La Giornosofia nasce con questo obiettivo, creare pratiche di vita partendo dall’oggi. Un fare quotidiano che non è finalizzato al progettare, ma che lo crea come eccedenza di una pienezza quotidiana. Il futuro come dono, non come credito (che è il grande punto debole di ogni ideologia, poiché cerca di convincere che ci meritiamo qualcosa che non abbiamo).

Parlo troppo con termini filosofici. Beh, allora passiamo a un esercizio filosofico per cercare di intenderci. L’ispirazione arriva dal libro L’uomo dei dadi di Luke Rhinehart (così ecco anche un consiglio per la lettura).

Prendete un dado e ogni volta che dovete prendere una scelta nel corso della giornata, per esempio tè, caffè o latte a colazione, assegnate delle probabilità. Tipo: 1 e 2, bevo il tè; 3 e 4, mi faccio il caffè; 5 e 6, una tazza di latte. Poi tirate, e seguite quello che vi indica il dado.


Forse scoprirete che desideravate maggiormente le opzioni scartate dal dado, poiché si desidera ciò che non si ha o non si può avere, dopo un po’ forse inizierete invece a immedesimarvi con la volontà dei dadi, pensando che corrisponda alla vostra.

Forse vi sentirete deresponsabilizzati delle decisioni, meno in colpa (fatelo perciò su questioni marginali e non su scelte etiche per evitare questa ipotesi).

In ogni caso inizierete a comprendere come il futuro non sia qualcosa che ci spetta, ma qualcosa con cui giocare.

Bene, dopo questi primi tre appuntamenti di Giornosofia, penso ci sia bisogno di costruire un alfabeto comune. Un abbecedario di Giornosofia. Alla prossima puntata. Si parte dalla Z. Perché la Giornosofia è una filosofia dalla fine.

Il video di Giornosofia 3 (più o meno le stesse cose dette a voce)


Il podcast invece lo trovate cliccando qui.


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Le puntate precedenti

Giornosofia 1 - L'ora del Carpe diem

Giornosofia 2 - Nel silenzio non lo sai



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