La fontana e la nausea

Possibile qualche fiocco di neve sino a bassa quota tra laghi insubrici e valli lepontine nella notta tra oggi e domani. Il fine settimana dovrebbe invece vedere tempo soleggiato o cieli parzialmente nuvolosi.


Il barometro del giovedì ricorda invece che oggi ricorre l’anniversario della strage di piazza Fontana. Mezzo secolo fa una bomba esplose nella Banca nazionale dell’agricoltura a Milano. Diciassette i morti, 88 i feriti.


Spinto da un ricordo sono andato a riprendere in mano il mio quaderno di poesie giovanili. Ne avevo scritta una 27 anni fa mentre, nel quotidiano percorso tra la fermata della metro in Duomo e l’Università, passavo da piazza Fontana. Recitava così:


Vomitavo perplesso

nei pressi dell’obliata fontana

di quella Milano da bere

che respirare non puoi;

e vomitando camminavo,

alla cena il posto

rapidamente preparavo.


La nausea mi assale ancora ogni volta che passo da piazza Fontana. La nausea di un Paese dal ventre molle, in grado di anestetizzare ogni cosa.


Piazza Fontana segnò la fine del sogno di progresso non solo economico ma anche civile rivendicato negli anni Sessanta, fu l’iniziò della stagione stragista e terrorista degli anni di Piombo, diede motivazioni a chi sparava ai rappresentanti di uno Stato torbido, che insabbiava e mistificava, che alla trasparenza e al rispetto preferiva l’ordine (anche se macchiato di sangue) o bramava il golpe fascista.


Ho sempre pensato che al posto della banca avrebbe dovuto esserci un mausoleo con picchetto d’onore, un memento che chiedesse perdono e dicesse: mai più. Un luogo che spiegasse cosa può accadere se lo Stato devia, rompe il patto con i cittadini, si crede al di sopra della legge, si avvale di terroristi ed estremisti per perseguire i propri fini.


Leggo che il Comune di Milano in occasione dell’anniversario ha posato delle formelle attorno alla fontana per ricordare le vittime. Anche la diciottesima, l'anarchico Pinelli volato dalla finestra della Questura. Gesto doveroso, forse si poteva fare prima, ma la domanda inevasa è: oltre alle vittime umane non fu uccisa anche la fiducia nello Stato? Cosa lo ricorda in quella piazza? Dov’è la memoria permanente, quella che non serve solo per riempire i palinsesti in occasione degli anniversari?


Ecco perché la nausea non è mutata. Milano è sempre da bere e sotto i riflettori della moda e del business. Noi ci occupiamo di cosa mangiare a cena (un po' meno di cosa respiriamo) e una volta l'anno ci ricordiamo di ringraziare chi non ha smesso di cercare la verità. Perché come scriveva il poeta: la luce appare dove non splende il sole.


#piazzafontana #milanodabere #stragedistato #stragefascista




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