La mascherina penzolante

Nel fine settimana tempo prevalentemente soleggiato nell'Alto Piemonte. Il barometro del giovedì parte invece da un aneddoto "on the road". L’altro giorno supero un’auto lungo la superstrada ossolana e mi accorgo che su quella vettura la mascherina chirurgica penzola dallo specchio retrovisore al centro del parabrezza, ne supero un’altra e a penzolare è il canonico rosario, la terza che sorpasso vede invece l’ostensione della mascherina.

Se non limita la visibilità alla guida e serve a ricordarsi indossarla al momento di scendere ben venga la mascherina penzolante e non appallottolata in tasca o in borsa. Un'alternativa a chi non la toglie nemmeno al volante, la usa come mentoniera o la indossa al polso come un braccialetto a sbuffo.


Inizialmente mi è però risuonata in testa un'associazione simbolica tra il rosario e la mascherina, con la seconda che inizia a prendere il posto del secondo. Niente di nuovo in fondo: in una società sempre più secolarizzata ci si affida alla tecnologia anziché allo spirito divino per avere protezione.


Poi però ho pensato che la questione va oltre al sacro e al profano. Vi è però un’altra osservazione da fare. In certi casi più che una funzione (il rosario va sgranato pregando, la mascherina va indossata) immaginiamo che gli oggetti abbiano delle capacità analoghe a un talismano. In fondo che si tratti di religione o scienza il nostro approccio al mondo e alla vita resta sempre legato a una sorta di realismo magico, come se le cose avessero poteri invisibili, e il semplice fatto di possederle ci metta al riparo da sfortune o pestilenze e ci faccia sentire meglio. Ovviamente i virus se ne fregano delle nostre credenze, gli uffici marketing no.

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