La prima gita

Previsto un 25 aprile di caldo e bel tempo e anche domenica prevarrà il sole nell’Alto Piemonte.

Il barometro del giovedì questa settimana devo confessare di averlo riscritto. Avevo iniziato a sproloquiare nauseato dall’inquinamento social: possibile che in un periodo di isolamento, nel quale le piazze virtuali sono rimaste i soli luoghi di confronto pubblico, non si riesca a trattenersi dall’imbrattarli con i propri schizzi autoreferenziali o dispettosi?


Poi però ho pensato alle parole del Poeta “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. E allora come i dannati infernali ho immaginato di aver la facoltà di non vedere il presente, ma di percepire il futuro. Mi sono immaginato, quando finiranno le misure di contenimento sociale, quale sarà la prima gita, la prima escursione, il giro o la passeggiata che farò. E mi sono accorto che i miei sentimenti erano contrastanti.

L’istinto sogna un viaggio esotico, di partire per lidi mai visti, poi penso che, anche trovando treni, aerei o frontiere aperte, sarebbe un'occasione sprecata, con l’ossessione di rispettare distanze sociali, mascherine, controlli, rischio di ammalarsi lontani da casa.

Dunque è meglio optare per una meta vicina, ma se ci posso andare sempre, perché andarci subito? Quindi dev’essere una meta vicina sì, ma simbolica. Deve avere un significato, almeno per me.


Alla fine penso che aspetterò una giornata di cielo terso e salirò sulla vetta del Monte Zeda. La vista resta la mia preferita. Da lassù scorgi Milano, gli Appennini, il Monviso, il Rosa, le Alpi Svizzere e anche le Retiche, e ovviamente le vette ossolane, quelle della Valgrande e gli splendenti laghi.

Sarà il modo di percepire che là fuori il mondo esiste ancora, che almeno con lo sguardo si può tornare a spaziare, che il nostro orizzonte tornerà ad allargarsi. E voi? Quale sarà la volta prima gita?


#barometro #quarantena #fase2 #lockdown #montezeda


foto Wix archivio (n.b.: non è il Monte Zeda)

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