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Verbania - Lago Maggiore

La tv sul cavo che scotta

Sapete che guardando un film al giorno in streaming producete in un mese circa 3 quintali di emissioni di anidride carbonica, cioè più o meno la stessa quantità di Co2 calcolata per un vostro viaggio in aereo andata e ritorno Roma-Londra?

Il dibattito sul clima, i gas serra e il surriscaldamento locale punta spesso, e giustamente in termini assoluti, su alcune esemplificazioni: meglio il treno dell'aereo, oppure: stop alla plastica. Ma spesso si dimentica di citare l'impatto della rete sui consumi di energia, e quindi sulle emissioni inquinanti. Anche perché ovviamente senza rete quel dibattito sarebbe in buona parte sterilizzato.


CONSIGLI (IN)UTILI

Si può fare qualcosa per ridurre l'impatto ambientale dell'utilizzo di Internet e della comunicazione online? Anche in questo caso basterebbe iniziare a evitare il superfluo e l'inutile. Quindi non allegare o scaricare file di dimensioni gigantesche, oppure spammare mail e messaggi.

Peccato che l'essere umano, anche senza essere Oscar Wilde, ha nella sua costitutiva essenza l'impossibilità alla rinuncia al superfluo, a meno di trasformarsi, privato dei propri desideri, in un semplice essere animale.

Ma visto che esiste in noi anche un aspetto razionale, chi può dare un contributo maggiore sono i programmatori e i web designer (e quindi i loro capi come le grandi multinazionali della rete). Un sito con una grafica pesante e molte foto che si caricano a ogni apertura consuma molti piu byte e quindi la sua consultazione produce più Co2. In rete si trovano calcoli secondo i quali un Gigabyte di traffico dati generi consumi per 13kWh e quindi produca circa 7 chili di Co2. Ma molto dipende dal tipo di energia elettrica consumata, cioè se proveniente da rinnovabili o combustibili fossili.

Quello dell'uso della rete è un costo ambientale di cui non ci accorgiamo perché non tocca il nostro portafogli, visto che ormai quasi tutti i contratti domestici di servizio per la connessione dati sono a consumo illimitato. D'altro canto tornare a tariffe al consumo vorrebbe dire far passare, anche in rete, il concetto: se son ricco pago e posso inquinare. Meglio perciò puntare sull'educazione, e spiegare che spesso: less is better, meno è meglio.


DOVE CASCA L'ASINO

Qui però casca l'asino, pardon, l'essere umano. Pensare che inquinamento, guerre, e altri eventi che individuiamo come mali prodotti dall'uomo, siano frutto d'ignoranza è una rassicurante semplificazione. Come dire: un giorno, quando tutti sapranno la verità, il problema sarà risolto. E invece l'uomo si è inventato il libero arbitrio per giustificare che anche se sa che una cosa comporta certe conseguenze, lui può ignorarle. A volte lo fa per conformismo, a volte per anticonformismo. Ma che sia il desiderio di omologarsi o quello di distinguersi, poco importa: la conoscenza dei fatti non sempre detta le nostre scelte.

Ecco perché la questione ambientale è una tragicomica incisione alla Escher, dove non si capisce l'inizio e la fine, il sopra e il sotto. I governi invitano alla responsabilità individuale, gli individui chiedono decisioni politiche (ordini, l'unico modo per poter reprimere i desideri senza frustrazioni). Se però si prendono simili decisioni, si viene tacciati di totalitarismo, e allora meglio l'appello alla responsabilità individuale e siamo tornati alla casella di partenza.

Solitamente è solo il trauma del reale (una catastrofe) a rovinare la chiusura del circolo (vizioso). In attesa del brusco risveglio vado ad alimentare il mio circolo: cerco una foto da allegare al post senza troppi kilobyte e vado a vedere una nuova puntata in streaming dell'Uomo nell'alto castello (anche se non son più belle come le prime).

#climatechange #globalwarming #rete #streaming