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Verbania - Lago Maggiore

Le streghe hanno i capelli biondi (un racconto)



Il mazzo di rose bianche si sollevò dal cofano della Duetto e volò oltre il parabrezza, sopra le teste di Luca e Cinzia. Lei si voltò a seguirne la traiettoria mentre lui continuava a sterzare per completare la curva. “Fermati! Fermati!” urlò Cinzia voltandosi verso il neomarito, il volto incorniciato dal tulle bianco che a stento conteneva la bionda chioma. Il giovane inchiodò dietro la curva. Gli sposini scesero dall'auto. Fu in quel momento che una Lada Niva verde piombò sul retro della rosso fiammante Duetto. Si sentirono le gomme consumarsi sull'asfalto. Ma l'impatto fu inevitabile.


Dal fuoristrada scese una donna biondo platino sulla sessantina.

“Tutto bene?” disse rivolta ai due: la donna seduta su una pietra miliare, l'uomo piantato in mezzo alla strada.

“Sì - disse lui -. Ma...”.

“Scusatemi - l'interruppe la donna -. Eravate fermi in mezzo alla strada dietro alla curva e non sono riuscita a evitarvi”.

“Senta - disse stizzita la giovane alzando gli occhi dal bouquet che stringeva in mano -. Ci sono 150 invitati che ci aspettano al ristorante. Quindo vediamo di risolverla in fretta. Luca, lasciale i dati e il numero di telefono e fatti dare i suoi, e andiamocene. Intanto vedo se riesco a recuperare i fiori che erano sul cofano”.

Luca era piegato sulla ruota posteriore sinistra: “Temo che servirà il carro attrezzi. Il parafango picchia contro la gomma”.

“Chiamo mia madre e mi faccio venire a prendere. Tu chiama il noleggio, penseranno loro al recupero”, disse Cinzia estraendo dalla pochette il telefonino.

"Merda, non c'è campo. Il tuo ce l'ha?"

“Siamo in mezzo alla gola e qui non c'è segnale - intervenne l'estranea -. Se volete vi accompagno su alla mia baita. È a cinque minuti, lì il telefonino prende”.

I due consorti si guardarono.

Poi lei disse: “Andiamo”.

La Lada lasciò la provinciale per inerpicarsi su una mulattiera.

“Scendevate dalla Madonna?” chiese la signora al volante.

Cinzia che sedeva al fianco della guidatrice annuì con la testa.

“Bel posto. Molto romantico. Anche mio figlio doveva sposarsi lì. Vi eravate fermati per le foto e siete rimasti indietro?”

Luca vide la ritrosia di Cinzia nel rispondere e abbozzò dal sedile posteriore.

“Sì, signora. Manca tanto?”

“No, siamo arrivati”, disse parcheggiando su un prato accanto a un Puch Haflinger arancione, uno dei mezzi 4x4 in passato usati dall'esercito svizzero e un tempo in voga nelle valli anche al di sotto delle Alpi.

“Ce ne sono ancora in giro?”, disse Luca sorridendo nel vederlo.

“Era di mio figlio, un ricordo”, disse la signora, gelando l'umorismo del giovane.

Lo sguardo di Luca spaziò verso il fienile e intravvide spuntare i fendinebbia di una Peugeot gialla da rally e un vecchio Nissan pick up. Ma non commentò e non chiese di chi erano.

“Per telefonare dovete salire sul balcone. È l'unico posto dove si prende”, precisò la bionda signora.

Cinzia alzò la gonna del vestito nel vano tentativo di mantenerla immacolata, mentre i tacchi sprofondavano nella terra.

“Non si preoccupi in casa ho il lucido”, disse la padrona di casa vedendo l'attenzione con la quale la sposa muoveva i suoi passi.

L'interno della baita aveva l'intonaco scurito dalla fuliggine della stufa a legna. Al piano terra un tavolo di legno, quattro sedie impagliate e un divano con sopra una coperta con motivi floreali. “Dovete andare di sopra sul balcone per telefonare”, disse la donna indicando una scala di legno che si infilava in una botola soprastante.

“Vado io”, disse Luca.

“No, m'accompagni e andiamo insieme. Se chiami tu mia madre e non mi sente, chissà che casino salta fuori”.

“Vuole togliersi l'abito, le posso dare dei miei vestiti. Così non lo sporcherà” disse l'ospite. “Ormai”, disse stizzita Cinzia e si avviò a salire il primo gradino, poi rivolta al marito: “Tu stammi dietro, mica che cada”.

“Va bene”.

I tre salirono al primo piano. Cinzia si diresse subito ad aprire la portafinestra che dava sul balcone. Luca rimase con la signora in mezzo a un corridoio sul quale si affacciavano due porte. Lo sguardo del giovane fu catturato da quella alla sua sinistra. Sembrava un museo. Sul letto un casco giallo con scritte nere, dei guanti da guida. E poi decine di targhe e coppe sulle mensole. Alternate da portaritratti che contenevano foto sempre con lo stesso soggetto: un ragazzo che sorrideva a fianco di una moto o di un'auto.

Quando Luca s'accorse che la donna si era accorta del suo interesse, disse con voce soffocata: “Suo figlio?”

“Sì, e morto due anni e mezzo fa”

“Un incidente”

“Sì, tornava dall'addio giovinezza. Si sarebbe dovuto sposare il giorno dopo. È finito con l'auto nel burrone”.

Luca deglutì: “Condoglianze. E' terribile. Ma era un pilota?”

“Sì, la sua passione erano i rally. Quella sera non aveva nemmeno bevuto troppo, m'han detto gli amici, Paolo ci teneva a far bella figura con la sua Laura. È uscito fuori di strada per una sterzata improvvisa, forse si è trovato davanti un cinghiale o un cervo. Ora sono sola, il mio Gino è morto in cava dieci anni fa ”.

“Allora viene a prenderci subito il mio papi”, disse Cinzia rientrando e interrompendo i due.

“Ma non volete fermarvi un momento. Vi offro un caffè. Suo marito è molto gentile e simpatico, mi ricorda il mio Paolo. Cinque minuti. Sono sempre sola e temo che di giovani innamorati non se ne siederanno più alla mia tavola”.

“Beh...” abbozzò lui.

“Mi spiace signora ma siamo in straritardo – disse la moglie che si era tolta il velo e mostrava una folta chioma bionda acconciata con uno chignon -. Può riportarci alla nostra auto. Mio padre sarà su in un quarto d'ora”.

“E la constatazione?” disse Luca.

“La faremo scendendo”.

I tre giunsero sulla provinciale poco prima che il padre della sposa, a bordo di una Audi A4 nera giungesse a prendere gli sposini.

Li seguiva una Golf grigia.

“Ciao, cara – disse l'uomo -. State bene? Ho già chiamato il carro attrezzi, resterà qua tuo fratello ad aspettarlo”.

I due sposi salutarono la madre di Paolo. La donna bionda li guardò salire sull'Audi dal sedile della sua Lada. Si morse un labbro e picchiò il palmo della mano sul volante. Poi estrasse dal cruscotto un'agenda e controllò. La domenica successiva era in programma un altro matrimonio alla Madonna. E tornò a sorridere.


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