Macario, Fellini e la corsa campestre a Cavandone

I primi soldi guadagnati con il cinema da Federico Fellini furono per un film che immortala le bellezze piemontesi. A finire sulla celluloide: la Palazzina di caccia di Stupinigi, piazza San Carlo e il Golfo Borromeo. È il 1940. Ottant’anni fa l’Italia sta per entrare in guerra al fianco di Hitler, ma la macchina del cinema non si arresta e il regista Mario Mattoli è deciso a investire nel film comico, sino ad allora appannaggio di Hollywood, con Buster Keaton & co., perciò tra il 1939 e il 1940 Mattoli dirige quattro film con protagonista Macario. Il comico piemontese è il re nell’avanspettacolo a teatro, ma al cinema conta solo qualche fugace apparizione.


"Non me lo dire!" (1940) - Macario approda a Pallanza inseguito


IL MARC'AURELIO

Il regista va al Marc’Aurelio, il giornale satirico romano, in cerca di battute. Tra le giovani leve che vi scrivono alcuni nomi che segneranno la storia del cinema e della televisione del Dopoguerra in Italia. Innanzitutto c’è Stefano Vanzina (Steno, che diventerà, con Mattoli, il Pigmalione di Totò e padre della commedia all’italiana), e poi Marcello Marchesi e Vittorio Metz. Sono loro a firmare la sceneggiatura. Ma nella redazione del Marc’Aurelio c’è anche un ventenne. Da poco è giunto dalla natìa Romagna, sogna di fare il giornalista e intanto disegna vignette satiriche. Si chiama Federico Fellini. Racconterà anni dopo: “Quando stavo al Marc'Aurelio venne un giorno il regista Mattoli. Arrivò con un copione per Macario e, forse per fare una cosa che aveva letto si faceva a Hollywood, volle che la sceneggiatura fosse revisionata e arricchita di gag dalla nostra redazione. Si distribuirono tante copie e così cominciai a lavorare nel cinema. Non era ancora una partecipazione al film, praticamente facevo quello che facevo sul giornale, cioè trovare delle battute umoristiche, inventare delle situazioni, sviluppare una trovata…”. La paga? Mille lire a forfait.


"Non me lo dire!" (1940) - Macario sul tetto del torpedone, sullo sfondo l'Isola Bella

"Non me lo dire!" (1940) - Passaggio sul lungolago di Stresa


"Non me lo dire!" (1940) - Macario sul tetto del torpedone, sullo sfondo il Golfo Borromeo


"Non me lo dire!" (1940) - Macario salpa, inseguito, da Carciano


"Non me lo dire!" (1940) - Macario attraversa la spiaggia del lido di Carciano


"Non me lo dire!" (1940) - Macario sul torpedone, davanti al Grand hotel Des Iles Borromées



"NON ME LO DIRE!"

Tra i film nei quali Fellini e la banda del Marc’Aurelio si trasformano in “gagman” viene indicato anche “Non me lo dire!”. Girato nel 1940, Macario vi recita con Wanda Osiris. Interpreta la parte di un nobile che torna dopo un viaggio in nave attorno al mondo e si scopre squattrinato, assalito dai creditori e vittima di cospirazioni.

Le riprese avvengono negli studi Safa del Palatino di Roma, ma gli esterni mostrano un affascinante Piemonte. Il castello del visconte è nientemeno che la Palazzina di caccia di Stupinigi, Macario poi va a bere un caffè in piazza San Carlo. Infine al comico tocca una rocambolesca fuga da tre loschi figuri con i baffoni, che ricordano Groucho Marx ma anche il personaggio che Marchesi interpretò nella tv del Dopoguerra. Macario, dopo aver cercato di disseminare gli inseguitori a bordo di un torpedone che scende dalle frazioni sopra Stresa, passa sul lungolago della perla borromaica e arriva al lido di Carciano, passa tra i bagnanti e salpa con un motoscafo. I cattivi si mettono all'inseguimento su un'altra imbarcazione. Girano attorno alle isole del Golfo Borromeo e approdano a Pallanza, finendo in mezzo a una corsa campestre femminile che parte davanti al municipio per poi salire sulle pendici del Monte Rosso verso Cavandone (qualche verbanese può leggerci una sorta di CronoTasso ante litteram).



"Non me lo dire!" (1940) - L'inseguimento davanti all'isolino San Giovanni di Pallanza


"Non me lo dire!" (1940) - Macario alla corsa campestre femminile, sullo sfondo Pallanza

"Non me lo dire!" (1940) - Macario alla corsa campestre femminile, sulla strada per Cavandone


"Non me lo dire!" (1940) - Macario alla corsa campestre femminile davanti ai tennis di Pallanza


"Non me lo dire!" (1940) - Veduta di Pallanza


"Non me lo dire!" (1940) - I cattivi inseguono Macario, sullo sfondo il palazzo dell'Isola Bella


"Non me lo dire!" (1940) - Sullo sfondo l'hotel Majestic


"Non me lo dire!" (1940) - L'imbarcadero di Pallanza


"Non me lo dire!" (1940) - Partenza della corsa davanti al municipio di Verbania (Pallanza)


Le cronache dell’epoca raccontano che le riprese verbanesi avvennero nell’agosto del 1940. La troupe arrivo l'11 a Pallanza e animò anche il ferragosto verbanese.


La Gazzetta del Lago Maggiore - 21 agosto 1940


La Gazzetta del Lago Maggiore - 24 agosto 1940




La Gazzetta del Lago Maggiore - 28 agosto 1940



La scelta dei set per le riprese esterne fu forse un tributo alla neonata città Verbania, che era stata fondata per decreto l’anno prima unendo i Comuni di Intra e Pallanza. Oppure la scelta del Verbano era stata inserita da Vanzina, che sul lago aveva trascorso l’infanzia. Il padre di Steno, giornalista del Corriere della Sera, era infatti originario di Arona, poi sposò una nobile romana conosciuta durante un viaggio in Argentina, dov’era andato a fondare un giornale. Ma questa è un’altra storia, e comunque anche Fellini di transatlantici continuerà a occuparsene. Vi ricordate il Rex di Amarcord?


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