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Verbania - Lago Maggiore

Nel silenzio non lo sai - Giornosofia 2

Nel primo appuntamento di Giornosofia abbiamo parlato del Carpe Diem. Ci eravamo lasciati con delle domande (e un esercizio da fare).


Ci chiedevamo, non è che l’atteggiamento di farsi cogliere dal giorno, da quello che ci offre, finisca, per dirla brutalmente, con il proporre una visione da “prendi quel che passa il convento”. Cioè un atteggiamento remissivo, di accettazione passiva della sorte. Uno strumento che potrebbe diventare un’ideologia da utilizzare per sopire le rivendicazioni contro soprusi veri o presunti.


Attenzione, non è così, a meno che lo si voglia.

Il Carpe Diem ci dice che abbiamo da perdere solo l’oggi. Significa che non dobbiamo avere aspettative illusorie sul futuro, non dobbiamo essere vincolati dalla paura di perdere prossime occasioni vantaggiose.

D’altro canto se vale solo l’oggi non dovremmo fare proiezioni nemmeno su quello che abbiamo avuto in passato, non dovremmo aver timore di lasciarlo.

Scriveva Beckett: “Dove sono, non lo so, non lo saprò mai, nel silenzio non lo sai, devi andare avanti, anche se non posso avanzare, andrò”.

Parole che trovano nuovo senso nei giorni dell’epidemia. Confinati in un limbo dove non sappiamo ogni giorno dove siamo: siamo già arrivati al picco? Quando ci arriveremo? E quando scenderemo, rischieremo di risalire?


Sapere che non ci sono certezze del domani, può dunque portare a mobilitarci, ad andare avanti, a provare e riprovare. Fallirò, amen. Ma ci riproverò, perché domani può essere diverso o uguale a oggi, non lo sapremo mai se non ci proveremo. È quello che stiamo facendo in questi giorni.

La maggior parte di noi è invece cresciuta pensando che se mi affanno, m’impegno oggi, il domani sarà necessariamente migliore, come se ci fosse un destino divino o della Storia a guidare evoluzioni e progressi. Il “Dio è con noi” non è un copyright dei nazisti ed è stato spesso usato da popoli e tiranni.

Perché? Gli esseri umani hanno bisogno di motivazioni, di spinte esterne, di consenso sociale, in fondo anche l’anticonformismo rientra in questa logica (se non si è parte di qualcosa non si può pensare di staccarsene).


Se pensate a questi giorni di #iorestoacasa e di me ne frego ed esco lo stesso (possibilmente con una scusa), ecco la dimostrazione di come le nostre azioni sono influenzate da spinte esterne, dalla necessità di credere.

C’è infatti una cosa che distingue gli umani dagli animali: gli uomini fanno promesse, si prendono cura e si affidano.

Sono convinti dell’esistenza di un libero arbitrio e ritengono di poter promettere che faranno alcune cose e non altre, in base all’esperienza, ai ragionamenti di causa-effetto. E se non lo faranno ne saranno responsabili, si sentiranno in colpa o gliela daranno.

La promessa è però inevitabilmente una scommessa sul futuro. Su come saremo e come saranno gli altri e il mondo.

L’esercizio filosofico di oggi è fare una promessa a qualcuno di realizzare entro oggi (o al massimo domani) qualcosa che non avete mai fatto.

Questo promettere costringe a immaginarci diversi, poiché la promessa diventa scommessa, non è più un impegno che so che potrò mantenere, frutto dell’esperienza.

Se prometto ti preparerò la pizza, dopo averla fatta centinaia di volte, so che con quegli ingredienti (attenzione pare che il lievito sia ormai introvabile), quella capacità che ho acquisito, il forno a una certa temperatura otterrò il risultato, dipende solo dalla mia volontà.

Ma se prometto ti reciterò il X canto del Paradiso, non ricordandomi nemmeno di cosa tratti, faccio una scommessa sulle mie capacità. Gli esseri umani hanno questa caratteristica prendono impegni su ciò che sanno, ma scommettono anche su quello che non sanno. La promessa (azzardata o meno che sia) è sempre un investimento sul futuro.

La domanda ora è: possiamo cogliere il giorno, cioè non affannarci per il futuro, e al contempo continuare a far promesse, a noi, agli altri, cioè a progettarci, a vederci oltre l’oggi, a prenderci cura, a restare umani? Come possiamo pensare di cambiare la realtà circostante, potando la speranza, il desiderio?

Ne parleremo nella prossima Giornosofia.


Il video di Giornosofia 2 (più o meno le stesse cose dette a voce)




Il podcast invece lo trovate cliccando qui.


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