Nella vita ci vuole de-terminazione


determinazione (s. f. composto. Dal lat. de-, allontanamento e terminazione) : fine di un periodo di stop o inattività, ripresa dal punto in cui si era rimasti.


Beh, diciamolo, non è proprio così. Dopo un lungo periodo di infortunio durante il quale il tempo sembra non passare mai, non si riparte proprio dal punto in cui si era rimasti. Si ricomincia pian piano, con timore, come un bambino che (re)impara a camminare: con incertezza, vacillando e anche con una bella dose di paura. In un anno e mezzo di lontananza dalle competizioni pensi di tutto: di non essere più in grado di gestire certi ritmi, di sopportare gli allenamenti più duri o, semplicemente, di tornare a gareggiare.


Quando hai la sfortuna di incappare in un infortunio, più o meno serio che sia, la tua routine cambia improvvisamente: niente allenamenti, niente salti mortali per riuscire a fare tutto, niente stanchezza smoderata, della serie “io-alle-dieci-sono-già-a-letto”. Niente gare. Ti senti smarrito, svuotato. Fisicamente, intendo. Sembra paradossale, ma non lo è. Solo chi corre sa cosa voglia dire.


Ed è proprio in questi momenti che la domanda altrui sorge spontanea: ma non puoi fare qualcos’altro? Perché non vai in bici? Cambia sport! Certo, ma l’amore è l’amore. E’ un po’ come chiedersi perché sei follemente innamorato di una persona e non di un’altra. E’ la magia dell’attrazione, l’alchimia tra due anime. Non c’è spiegazione. Per fortuna.


Domenica scorsa, quando oramai non ci speravo più, sono tornata ad appuntarmi il pettorale alla maglia. Con tutte le manie del caso, beninteso. Pettorale dritto, centrato, non troppo alto perché sfrega sulle braccia. Non troppo basso perché sfiora il pantaloncino. Scarpe ben allacciate, doppio nodo da far passare sotto i lacci incrociati, per sicurezza. Calze portafortuna. Capelli legati, della serie “metto una molletta in più, non si sa mai”. Un’organizzazione da far invidia alla NASA prima del lancio di un qualsiasi shuttle. Praticamente, partita già stanca.

E ogni volta mi chiedo: ma si può amare la sensazione delle gambe che bruciano, dei polmoni che scoppiano, dei muscoli che si induriscono? Sì, se gli occhi ridono.



Consiglio di corsa: Se anche tu sei ai box per un infortunio, sii proattiva e non ti scoraggiare. Utilizza il tempo a tua disposizione per fare altro, dedicarti a te stessa, scoprire nuove passioni, non necessariamente sportive. Potresti sorprendere te stessa scoprendo un nuovo amore o riavvicinandoti ad una passione mai veramente sopita. E tanto, prima poi, a correre ci torni.




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