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Verbania - Lago Maggiore

Post socratico. E se per battere il troll occorresse dargli ragione?

Facciamo un gioco. Immaginiamo un Socrate redivivo, che sceglie di compiere la sua ricerca filosofica, cioè di praticare l'arte dialettica al fine di comprendere cos'è il vero bene, non nell'agorà, la piazza ateniese ormai dissolta, bensì in quella virtuale dei social network.


Cosa farebbe colui che sapeva di non sapere leggendo una fake news o una provocazione? Cosa scriverebbe per rispondere ai commenti di haters o troll?


Proviamo a immaginare che il buon ateniese continui a praticare la sua tecnica. Perciò, di fronte al manifestarsi di un comportamento umano o di un'opinione, chiederebbe senz'altro conto con domande tipo: “Scusa, ma tu che fai così, e se lo fai certamente è perché hai ben appreso a farlo, mi spieghi come lo fai? E perché lo fai?”


Di fronte a chi sostiene che la Terra è piatta o che mister X è il più grande uomo al mondo e mister Y la reincarnazione del demonio non ha senso entrare nel merito dei contenuti. I contenuti sono sempre un'adesione fideistica. Ci vuole sempre una dose di credenza per svolgere le nostre attività, per agire e parlare. Non possiamo vivere pensando ogni volta che incontriamo un corpo di dimostrare la teoria della gravità e infatti sappiamo che ieri la bottiglia lasciata sul bordo è caduta e crediamo cadrà anche oggi, senza dover metterci a fare calcoli sulla massa.


Per non creder più a ciò che riteniamo vero o giusto, deve cambiare qualcosa nel nostro sistema di credenze, e lo possiamo fare solo se il sistema viene minato al cuore, non attaccato sulle mura. Questa è l'azione da compiere in un dialogo.


Quindi, tradotto in soldoni virtuali, se si volesse confutare una tesi o esprimere contrarietà a un'opinione su Fb si dovrebbero seguire, socraticamente, alcune prassi.


1) Umiltà. Mai presentarsi come colui che sa o che ha particolari titoli, ma sempre come colui che sa di non sapere. Tipo: scusate, sono un profano, non me ne intendo.


2) Conquista della fiducia. Dare sempre un'apertura di credito a chi dialoga con noi. Tipo: “Senz'altro te ne intendi visto che l'argomento ti appassiona”.


3) Fare scoprire il dialogante. Iniziare a capire ciò che sta a cuore all'altro dialogante. Tipo: “Una volta ho sentito, ma secondo te...”


4) Individuazione del punto debole del sistema e non dell'argomentazione. Non serve analizzare la singola contraddizione argomentativa, questi sono trucchi retorici che servono solo a mettere in imbarazzo. Servono a vincere una piccola battaglia, non la guerra. Anzi, irrigidiscono l'altro e fanno passare agli uditori il messaggio che si vuol fare il maestrino, che ci si concentra sul particolare e non sul senso. Quindi puntare sempre a chiedere: “Ma quando dici questo, cosa intendi? Come lo definisci? Chi te l'ha detto?”


5) Fare ipotesi alternative. Quando l'altro ha illustrato tutte le sue posizioni incalzato dalle nostre domande si passa al contrattacco con eleganza. Tipo: “Posso concordare con te, senz'altro hai ben motivato quello che dici, però se per esempio ….” e così si avanzano dei casi che possono creare dubbi al sistema dell'altro dialogante. Per giungere infine a ipotizzare ipotesi alternative ai suoi giudizi o versioni dei fatti.

Detto questo restano in sospeso diversi aspetti.

1) Il nostro caro Socrate redivivo dovrà tenere conto che il dialogante, a differenza di quanto accadeva nell'agorà, non è presente con il suo corpo e con tutta la comunicazione non verbale che implica


2) Non si può non considerare che esiste un uditorio e che quest'ultimo non possiamo sceglierlo, anzi, è a noi invisibile e potenziale, finché non si manifesta intervenendo nel dibattito.


3) Oggi è più difficile riuscire a individuare i sistemi di credenze altrui, poiché siamo tutti un po' post-moderni e da buoni consumisti usiamo idee pret-a-porter tra "comunisti col Rolex" e "fascisti che adottano bambini africani".


Avremo modo di parlarne. Intanto non c'è miglior test per la filosofia di passare dalla teoria alla prassi, e cioè allenarsi nel confronto dell'agorà. Andiamo a vedere le conseguenze delle nostre idee.


P.s. Avvertenza. Come ricorda l'immagine sottostante, che ritrae Socrate costretto a bere la cicuta, la filosofia può nuocere gravemente alla salute.