Punti interrogativi, bambole e niente

Nei giorni scorsi i media hanno ricordato gli esordi stresiani di Lucia Bosé, la celebre attrice degli anni Cinquanta, scomparsa a 89 anni in Spagna. Anche lei è una delle vittime con coronavirus. Salì alla ribalta conquistando la fascia di Miss Italia nell’edizione numero 2, anno 1947, che si svolse nella perla borromaica. Qualche settimana fa avevamo avuto già modo di parlare su VerbaniaNews di Miss Italia a Stresa. L’occasione veniva da un video della Cineteca nazionale che ripercorreva la prima edizione, quella del 1946.

Questa volta ci dedicheremo all’edizione 1947. Fu la più blasonata di quelle stresiane (e forse non solo), visto che oltre alla Bosé erano in gara Gina Lollobrigida, Gianna Maria Canale ed Eleonora Rossi Drago (che però era già sposata e madre e fu squalificata), mentre Silvana Mangano (eletta Miss Roma) alla fine diede forfait. Insomma, alcuni tra i nomi più celebri delle dive italiane del Dopoguerra. Qui la ricostruzione dell'edizione sul sito di Miss Italia http://missitalia.it/news/newsdett.php?idnews=1064.

Quello che però è interessante è leggere le corrispondenze sui giornali dell’epoca. Ne esce una visione a dir poco sessista e paternalista delle candidate. E soprattutto, ad attrarre l’attenzione del cronista di Stampa Sera, sono Canale e Rossi Drago, la Lollo non pervenuta.



Lucia Bosé eletta a Stresa Miss Italia





Qui sotto la breve notizia con la quale il Corriere d’informazione (il Corriere della Sera dell’epoca) dava la notizia della vittoria della Bosè, erroneamente chiamata Boset. La privacy non c’era e si scriveva anche l’indirizzo della vincitrice (che peraltro all’anagrafe si chiamava Lucia Borloni, aveva 16 anni e confezionava marron glacé in una pasticceria di Milano).



Stampa sera aveva invece seguito l'evento con un inviato (a. a. la sigla alla fine degli articoli). Il quotidiano ne aveva scritto ancor prima che il concorso iniziasse per una polemica nata tra gli organizzatori. L'articolo sottostante uscito a inizio settembre a firma e.g., circa tre settimane prima del concorso, dà notizia del fatto che l'Azienda di Turismo di Stresa aveva estromesso l'Associazione della Stampa subalpina e una società di dischi dall'organizzazione, quest'ultime annunciavano le vie legali.



Ma eccoci a Stresa, l'articolo sottostante di Stampa Sera spiega che in palio vi sono centomila lire (che all'epoca avevano un potere d'acquisto pari a 2mila euro odierni) e un appartamento per la vincitrice e 100mila lire e un guardaroba nuovo per Miss Sorriso. Il cronista, a proposito delle miss, dice che "sono tutte carine", ma "può trattarsi di rosa in bocciolo, nessuna è rosa aperta".


Arriva la proclamazione della vincitrice e l'indomani l'articolo dell'inviato, più che sulla vincitrice, erroneamente indicata come 18enne (in realtà ha due anni in meno), si concentra sull'intervista a tre bambole. Per lui infatti la trentina di concorrenti può essere divisa in punti interrogativi, bambole e niente. Delle prime meglio non parlarne scrive, e nemmeno delle terze, al massimo passabili. Meglio concentrarsi sulle bambole, che però non hanno "nulla a che fare con le donne". "Graziose, è vero, ma bambole".

Alla categoria iscrive Gianna Maria Canale (indicata come Canal), fresca di licenziamento da stenografa, ed Eleonora Rossi, che guida una spider non sua e ama la cucina con gaudio del cronista per la seconda dote, ma anche Bianca Maria Reina, studentessa di Pavia, fiammata goliardica, detta Biki o Bikini, sostenuta da un gran tifo giunto dalla Lombardia e poi proclamata Miss Sorriso. E la Bosè? Per il cronista "non è bellissima, ma è un tipo. Il suo sorriso par capace di mordere ma anche di chinarsi sopra una culla nella devozione massima di una mamma. Byron amava "questo genere di animali"". Sotto l'articolo completo, scritto il 29 settembre 1947.



Infine, una piccola nota di colore, negli stessi giorni nei quali a Stresa si sceglieva Miss Italia, Domodossola prendeva la via autarchica e organizzava l’elezione della sua Miss Domodossola. Dopo gli anni della guerra il teatro Galletti era ancora chiuso, sarebbe stato riaperto poche settimane dopo, perciò furono i saloni della Società operaia a ospitare sabato 27 settembre (Miss Italia si concludeva il 28).

Anche a Domo trionfò una 16enne, Teresina, per lei la gloria locale, l'articolo con foto sul Risveglio ossolano (sotto), ma nessun assegno a cinque zeri.


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