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Verbania - Lago Maggiore

Quando l'Ossola sembrava Kobane

Fine settimana all'insegna del tempo perturbato sul Verbano Cusio Ossola. Anche nel 1944, di questi giorni, il meteo era decisamente pessimo, piovve quasi sempre nella settimana in cui i partigiani che avevano liberato l’Ossola, dopo 40 giorni di libertà, di fronte all’offensiva nazifascista, ripararono sui monti, sino al confine svizzero.


Oggi, 75 anni dopo, nel nord-est della Siria, o per meglio dire in Rojava, i combattenti curdi devono subire l’attacco dell’esercito turco. Cos’hanno in comune i due eventi? Entrambi vedono sotto scacco due rivoluzionari progetti democratici per il luogo e l’epoca dove accadono. Non si tratta solo di dire che la guerra è male, che l’invasore è criminale. Si tratta di evidenziare che 75 anni fa in Ossola e oggi in Kurdistan si sono registrate due esperienze di democrazia viva (e in entrambi i casi lasciate a se stesse dagli "alleati" occidentali).


Probabilmente la democrazia diretta che ispira il governo del Rojava è un’utopia non esportabile. Però, allora in Ossola per 40 giorni, sino a oggi tra i Curdi che hanno sconfitto i fondamentalisti islamici, ad aver valore, a rendere possibile l'inaspettato, è l’ebbrezza che nasce dall'autogoverno, che ora si chiama neomunicipalismo o confederalismo democratico.


Se il Rojava fosse cancellato dalla mappa, sarebbe spezzato anche il sogno che la passione politica e civile può essere messa alla prova con nuovi modelli di sviluppo e di rappresentanza.

Se il Rojava fosse distrutto dall’esercito turco (o cooptato da quello siriano), resteremmo con le nostre tiepide case e la speranza confinata nelle pagine degli oroscopi.


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