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Verbania - Lago Maggiore

Questione di relatività




Ore 18. Giornata finita. Per tutti, ma non per te. Ora comincia il bello, il momento più rilassante, più “tuo”. Ti aspettano le ripetute, o il fondo lento. O magari le salite. Ma è inverno, fuori è buio e soprattutto freddo. Molto freddo. In tanti anni che corro, mi chiedo ancora se sia l’uno o l’altro l’aspetto peggiore dell’affrontare gli allenamenti serali tra novembre e febbraio. Il freddo ti penetra nella ossa, l’umidità lacustre lo amplifica, i muscoli si irrigidiscono e il fiato crea strane forme nell’aria. Tu sei sola con i tuoi pensieri, un velo di brina e un buio pesto.


Eppure, se non dai ascolto alla vocina imperitura che ti invita a chiuderti tra le mura domestiche – che tanto anche se salti un allenamento cosa vuoi che succeda – la soddisfazione è grande. Non appena muovi i primi passi, non appena i muscoli reagiscono al primo impatto col terreno, il tuo calore si diffonde nell’aria, i tuoi occhi si fanno più acuti, più felini. La luce si apre intorno a te. L’asfalto scorre, il ritmo sale, scandito dal fiato, sempre più corto, sempre più denso. Neanche ti accorgi di ciò che ti circonda, se è notte o giorno. Se c’è luce o buio. Tutto ciò che è altro da te, dalla corsa, dalla fatica, dall’impegno, dallo sforzo, è superfluo.

Il freddo non è più tanto freddo e il buio non è poi così buio. Questione di relatività.


Consiglio di corsa: Non farti vincere dal freddo e dal buio che inevitabilmente ti aspetta. Indossa maglia termica, scaldacollo, cappellino, fascia, guanti soprattutto. E utilizza dispositivi riflettenti, ce ne sono davvero per tutti i gusti: bande, gilet, fasce, luci ad intermittenza, addirittura stringhe per le scarpe. Sono belli, utili e divertenti. E sulle strade buie e trafficate diventano indispensabili.