Segue lettera

«Spero tu stia bene lettera da Monro sua cliente desidera mettere su tuo conto 5000 sterline 5% prestito di guerra vivissime congratulazioni segue lettera Nora Joyce». James ripiega il telegramma, alza il capo, getta uno sguardo alla finestra, fissa oltre l'orizzonte delle cime alpine. Gli angoli della bocca si alzano contraendo gli zigomi. Sì, è un sorriso gratuito, come da qualche tempo il suo volto non ne sta dipingendo. Ripone rapidamente i vestiti nella valigia, si ferma alla reception dell'albergo per lasciare un biglietto di scuse per l'amico Frank, che ancora dorme nella sua camera, e si incammina verso la stazione.


James è salito sul primo treno in grado di riportarlo a casa, a Zurigo, ha scelto uno scompartimento vuoto, abbassato un poco il finestrino, ed estratto un brissago. Ora l'accende e la sua bocca si riempie di un denso fumo. Guarda fuori dal finestrino e vede il paesaggio del Lago Maggiore che sfila lentamente al ritmo ipnotico del locomotore, che ha iniziato a saggiare l'attrito dei binari.

«È libero?», a chiederlo è una voce che proviene da una giovane. James la guarda, parla in tedesco, l'accento di Berlino. È alta circa un metro e settanta, gli zigomi sporgenti, le palpebre spioventi ai lati. Nella mano sinistra tiene la valigia, nella destra la custodia di un violino.

«Prego, s'accomodi. Spero solo non la disturbi il mio fumo».

«Non si preoccupi».


La giovane si siede di fronte a James e accavalla le gambe. Indossa una sorta di tunica, un grosso cordone le fa da cintura. I capelli castani sono raccolti in uno chignon. Così è la moda in quell'anno 1919.

James estrae il telegramma ricevuto da Nora, lo apre, lo rilegge.

La giovane estrae dalla borsa un ventaglio e inizia ad agitarlo, poi commenta: «Quando sono partita l'altro ieri da Berlino c'erano quindici gradi e ora qui c'è da sciogliersi».

«Mmmmm...», è il solo commento di James.

«Sa, avevo detto alla mia Mutti che andavo da un'amica a Weimar, perché io adoro Goethe e po c'è molto movimento là. Hanno aperto anche una nuova scuola, la Staatliches Bauhaus».

«Mmmmm...»

«Invece il viaggio era una scusa per stare con Hans, volevamo sentire il calore del Sud della Alpi. Il profumo dei fiori di maggio».

«Mmmmm...»

«Parlo troppo? Quando si è innamorati succede. La gente sembra pazza».

«Mmmmm...»

«Sa che quando Hans mi ha detto che l'altra settimana era uscito con Gertrude non ci ho più visto. L'ho piantato in albergo e sono venuta in stazione. Addio Hans. Non ti voglio dividere con qualche altra smorfiosa».

«Mmmmm...»

«Mi scusi. La sto annoiando. Parlo di me e non mi sono nemmeno presentata. Mi chiamo Marie Magdalene, ma per tutti sono Lena. Anche lei è un turista?»

«Torno da un breve soggiorno a Locarno».

«Ah, allora era lì per affari. Si vede che lei è una persona distinta. Con quegli occhiali tondi, i baffi curati, il sigaro, il panama. Inglese?»

«No. Sono irlandese, ma vivo da qualche anno in Svizzera».

«E mi dica di quali affari si occupa?»

«Diciamo che cercavo una Sirena, e ho trovato una Circe».

«Mi prende in giro?».

«No. Ma comprendo che non capisca. Sono uno scrittore. Ed ero andato alle isole di Brissago per incontrare la principessa Antoinette de Saint Léger».

«Era in cerca di qualche storia sensazionale?»

«No, uno scrittore non dovrebbe mai scrivere di cose straordinarie. Le cose straordinarie sono per i giornalisti»

«Bella questa. Devo riuscire a ricordarmela e dirla al professore di letteratura».

«Ho visto la custodia. Suona il violino?»

«Sì, e vorrei perfezionarmi».

«E sa anche cantare?»

«Beh, è il mio grande sogno quello di potermi esibire in pubblico».

«Mi sta dicendo che ho trovato la sirena che cercavo?»

«Mi prende ancora in giro? Comunque questa storia delle sirene non funziona»

«Mmmmm...»

«Voglio dire, si può impazzire per una bella voce? Non credo. Sa invece a me cosa fa impazzire, cosa mi angoscia? Il silenzio, ma non quello tipo: adesso stiamo tutti zitti»

«Mmmmm...»

«Non so come spiegarlo - Lena si passa la mano sul collo, ruota gli occhi verso l'alto mentre vede il sole che si avvicina allo zenith -. Ecco, ha presente quando si sente un'esplosione, oppure si tiene la testa sott'acqua, sembra che possa esistere qualcosa di meno del silenzio».

«Mmmmm...»

«Sì, secondo me le sirene erano ipnotiche perché quando cantavano mangiavano la musica del mondo».

«Mmmmm...»

«Se continua a dire mmmm... anche lei si sta avvicinando a diventare una sirena mangia suoni».

James dischiude le labbra: «Quindi secondo lei tutta la nostra attenzione a quello che dice il vicino di tavolo, ai cigolii delle porte, al rumore del cucchiaino che cade, al gorgoglio della pancia, non è curiosità ma paura di un mondo muto».

«Non muto, che mangia i suoni».

«Mmmmm...»

Lena fissa il foglio pieghettato che James ha tra le mani, poi domanda: «È qualcosa d'importante?»

«Sì».

«Chi gliel'ha scritto?»

«Nora».

«Sua moglie?»

«Non siamo sposati, ma è come se lo fossimo. Da quindici anni siamo inseparabili»

«Avete figli?»

«Sì, due».

«Mi piacerebbe un giorno incontrare un uomo come lei. Dal tono della voce, dal suo sguardo mentre ne parla, si capisce che lei la ama molto».

«Samuel Butler, uno scrittore morto all'inizio del secolo, scrisse: a ciascuno di noi il fato ha destinato una donna; se riusciamo a sfuggirle, siamo salvi. Per me è stato il contrario, solo con al fianco Nora posso permettermi di continuare a dedicarmi alla scrittura. Qualunque altra donna non capirebbe il mio desiderio, il mio bisogno. Non s'accontenterebbe di aspettare la notizia di qualche mecenate o benefattore che dona o presta soldi per poter comprare il lesso o pagare l'affitto», e nel dirlo James alza il telegramma.

«E lì c'è scritta la buona notizia?», chiede Lena fissando il foglio tra le mani di lui.

«Sì, una misteriosa signora mi ha dato una somma che mi garantirà per qualche tempo un po' di relativa tranquillità. Sa, è difficile vivere chiedendo anticipi o prestiti».

Ora è lei, le sopracciglia strette sul naso, a emettere un suono a labbra chiuse «Mmmmm....»

Poi Lena si alza, si assetta il vestito, impugna la valigia e la custodia del violino, e infine si gira verso James. L'uomo continua ad aspirare dal brissago.

«Non me ne voglia, mister, ma la lascio in cerca di un altro scompartimento. Spero potrà comprendermi: non ho ancora vent'anni e durante un viaggio in treno vorrei trovare un nuovo amore o un mecenate che mi faccia cantare a teatro. E lei ho scoperto non avere i requisiti né per rapirmi il cuore, né per lanciarmi sotto i riflettori».

«Mmmmm...»

«Ma se volesse lasciarmi il suo l'indirizzo le scriverò una lettera una volta a Berlino. Mi piacerebbe avere uno scrittore amico di penna».

«No, non si disturbi. Le lettere seguono sempre. Arrivano dopo i fatti, dopo le emozioni, i sentimenti. Razionalizzano. Cercano di inquadrare quanto ci accade, di inserirlo in una cornice di senso. E invece dovremmo scrivere solo telegrammi per tentare di avvicinarci al racconto della vita».


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