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Verbania - Lago Maggiore

Siamo tutti Oimby

Nel Verbano Cusio Ossola si prevedono un sabato e una domenica soleggiati e dalla temperatura mite. Un po' di burrasca, non solo meteo, c'è invece stata in questi giorni nel dibattito politico locale sul tema del futuro ospedaliero. Un tema che torna a riproporsi periodicamente dall'inizio del secolo: ospedale unico sì o no? nuovo o no? dove? salvare gli attuali di Domodossola e Verbania? Tenerne solo uno dei due?


Domani, 25 ottobre, la Regione Piemonte dovrebbe presentare la sua proposta ai sindaci del territorio. Di fronte a questa querelle il barometro del giovedì compie un viaggio nel tempo, alla riscoperta del significato etimologico della parola "ospedale", che deriva dal latino "hospitale", cioè il locale adibito a ospitare i forestieri. Nel Medioevo il nome servì a indicare luoghi d'asilo per i poveri, i pellegrini o gli stranieri, coloro che transitavano da un paese all'altro in cerca di un tetto, di una dimora. Era l'applicazione del sentimento cristiano volto all'aiuto materiale e spirituale al prossimo bisognoso,


E' curioso come una parola nata per indicare un luogo volto all'apertura verso l'esterno, all'accoglienza del viandante, sia diventato oggi nel territorio locale sinonimo di rivendicazione campanilistica, di difesa delle proprie mura. Alla base vi è la stessa mentalità del concetto di Nimby, cioè Not In My Back Yard, letteralmente "Non nel mio cortile ", che anima i movimenti che non vogliono la realizzazione di strutture giudicate dannose o pericolose nelle vicinanze del loro luogo di residenza (discariche, fabbriche, ecc.). In questo caso invece occorrerebbe dire Oimby (Only in My Back Yard, "solo nel mio cortile"). Sotto casa vorremmo solo le cose positive (magari anche in esclusiva) e non quelle negative. Tutto ciò esprime un concetto lapalissiano per chi ritiene di avere dei diritti.


La questione è invece: come fare quando tutti hanno i loro diritti e le loro ragioni ma nessun vuol pagar dazio, oppure più banalmente i soldi non ci sono? Forse servirebbe tornare al Medioevo, quando il "cum patire", il patire assieme, era pane quotidiano e rendeva fratello il viandante. Poi penso che nel Medioevo sono nati guelfi e ghibellini, e gli italici campanili, e che quindi non ne siamo mai usciti.

E allora? Deciderà il Papa straniero. Forse.




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