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Verbania - Lago Maggiore

Sono stato un burattino

“Perché ride?”

“Sto pensando a una barzelletta”

“Me la vuole raccontare?”

“Sarebbe inutile”


Lo scambio di battute è ripreso dal film “Joker”, fresco di Leone d’oro e appena uscito nelle sale. L’opera di Todd Phillips è certamente da godere esteticamente per la performance di Joaquin Phoenix, per le inquadrature che ondeggiano come la claudicante andatura del protagonista e per una splendida fotografia vintage che ci proietta in una Gotham del 1981 (lo si inferisce dal fatto che nei cinema danno Blow out). “Joker” può però non essere solo visto come bel cinema, vi si possono trovare almeno tre livelli di significato o di interpretazione.


1) Il più banale è quello socio-politico. Gli emarginati, gli sfruttati e i reietti hanno bisogno di un vendicatore, di un simbolo, per ribellarsi al sistema; e in politica non importa chi sei ma cosa rappresenti.


2) “Joker” è però anche un film sull’incomunicabilità. Come evidenzia lo scambio di battute pubblicato all’inizio del post, nessuno dei personaggi è in grado di essere empatico con l’altro, capirne ragioni o motivi. L’unico momento di empatia apparente è la risata, la battuta, il cabaret. E quindi l’uso della maschera e dello smile. Vi ricorda qualcosa? A me il mondo dei social network.

3) Infine, terza chiave di lettura, chi è “Joker”? E qui dobbiamo entrare nel mito e nell’archetipo. Joker è Dioniso, è la festa che sa trasformarsi in tragedia. La maschera era il simbolo che greci e romani associavano al dio nato due volte. Perché Dioniso è il dio più ambiguo dell’Olimpo (che peraltro conquista dopo innumerevoli peripezie). È maschio e femmina, divino e animale, umano e immortale. Sa essere dolce e crudele. Porta all’ebbrezza, all’estasi, ma può dimostrare una violenza implacabile, condurre al delirio.


Come la luna che illumina le gesta di Batman a Gotham city, Joker-Dioniso è shining e dark side (luccicanza e lato oscuro) assieme (e lo è anche l’uomo pipistrello, ma oggi parliamo dell’uomo che ride). Non si può pensare di scindere le due facce, il volto che ride è anche quello che uccide. Il gioco del mondo, il gioco della vita è questo guardarsi allo specchio mentre si cambia aspetto, perché Dioniso è il dio più simile all’animo dell’essere umano. Nel film, per sottolineare questa molteplicità di Joker, nel suo caso clinicamente psicotica, non si scomoda Nietzsche (“Tutto ciò che è profondo ama la maschera”), basta la voce di Frank Sinatra che, sulle ultime note del film, canta:


“I've been a puppet, a pauper, a pirate

A poet, a pawn and a king”

Sono stato un burattino, un povero, un pirata

Un poeta, un pedone e un re.

“That’s life”

Questa è la vita.