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Verbania - Lago Maggiore

Stresa 1946, quella voglia di normalità e bellezza

Per molti di noi sono tempi di clausura, chi volesse scoprire qualche chicca sul come eravamo, la cineteca di Milano mette a disposizione in streaming un lungo elenco di pellicole d’epoca, curiosando abbiamo trovato questo documentario di 12 minuti sulla prima edizione di Miss Italia svoltasi a Stresa.

Lo trovate a questo indirizzo: https://cinetecamilano.it/biblioteca/catalogo/record/913

nota: tutte le immagini sottostanti sono tratte dal video sopracitato


È il 1946, il 15 settembre per la precisione, quando tra il Regina Palace (all’epoca Palazzo, per il retaggio autarchico della lingua) e il Des Iles Borromées a Stresa si sfidano una quarantina di italiche bellezze.

Il documento cinematografico propone un parallelo con un film del 1917 che secondo i narratori sarebbe stato girato in giardini stresiani, scelti quali quinte per un’ambientazione babilonese. Un film storico e orientaleggiante. Qual era il titolo? Le nostre ricerche sono state vane.







A dire il vero anche sul concorso del 1946 non vi è traccia sui giornali locali dell’epoca, ma anche su La Stampa e il Corriere della sera. Probabilmente a scatenarsi furono i rotocalchi, poiché, stando alla ricostruzione del sito ufficiale di Miss Italia, fu un’edizione piuttosto combattuta.


Ecco cosa riporta il sito missitalia.it a proposito di quell’edizione.

Nel salone delle feste del Grand Hotel Borromées di Stresa risuona la voce di Dino Villani: “dobbiamo votare per il tipo di ragazza da dare in moglie a nostro figlio o per il tipo che vorremmo come amica?”.

E’ un appello ormai ‘storico’ ed è rivolto alla giuria che non sa scegliere tra Rossana Martini, di Empoli, la più semplice, la meno appariscente delle due, e l’esuberante Silvana Pampanini, romana. Non è una decisione di poco conto: si sta scegliendo la prima Miss Italia della storia con questo nome.

E’ il 1946. La giuria, nella quale figurano nomi come il giornalista Arrigo Benedetti, i registi Vittorio De Sica e Luchino Visconti, il pittore Carlo Carrà, gli attori Isa Miranda e Macario, esponenti locali, in tutto una quindicina di persone, alla fine sceglie la Martini. Il pubblico insorge, elegge Silvana “Miss Italia a furor di popolo” e nasce una rissa tra i sostenitori delle due fazioni che richiede l’intervento dei carabinieri. La Pampanini, simbolo della bellezza procace, inizia una fortunatissima carriera cinematografica. “Miss Italia mi ha cambiato la vita” dirà Silvana, allora ventunenne, ben presto icona della commedie anni ’50.


Ma la prima Miss Italia è la maestrina toscana, 20 anni. Pochi mesi dopo sposa il produttore Nino Krisman e si dedica alla famiglia. Eppure sognava di fare l’attrice e fece alcuni film: “I contrabbandieri del mare” con Rossano Brazzi, “Ai margini della metropoli” nel 1952 con Massimo Girotti e Giulietta Masina, “Thrilling” di Lizzani. Ma il marito la preferiva casalinga. “La teneva come un gioiello”, racconterà tanti anni dopo una cugina.

A Empoli la ricordavano come la Miss Italia elegante, eccentrica, ”con l’ombrello a spicchi colorati”. Rossana fu convinta dai genitori a farsi riprendere dal fotografo Lumachi, a Firenze: inviò quindi le foto agli organizzatori che la convocarono con le altre ragazze. Era di una bellezza discreta, non folgorante, carattere dolcissimo, certamente meno ambiziosa e determinata delle altre miss. Vinse perché era “di una bellezza austera, con una vaga somiglianza alla Gioconda”. Nella scelta ebbe un ruolo importante il pittore Carrà. Prima di presentarsi alla sfilata si fece prestare il vestito da una sarta; conquistato il titolo, glielo regalarono.





Leggermente differente e ricca di molti particolari è invece la ricostruzione dell’evento contenuta in Stresa Borgo Millenario (Scenari comunicazione - Andrea Lazzarini editore), dove si legge:

All’ultimo si scoprì che mancava una concorrente della Toscana; venne inviato un telegramma a Rossana Martini di Empoli, residente a Firenze per motivi di studio. La ragazza, accompagnata da uno zio, raggiunse dapprima Milano, entrando timidamente negli uffici della segreteria del concorso, chiedendo se non si trattava di uno scherzo: avuta la conferma, manifestò alcune perplessità d’ordine pratico: non si riteneva una “bellezza” travolgente, inoltre non disponeva di vestiti appropriati per la manifestazione.

Le sarte interpellate avevano affermato l’impossibilità di realizzare un abito da sera in un giorno, ma la Martini, dopo l’assicurazione che il vestito l’avrebbe raggiunta il giorno successivo, proseguì alla volta del lago Maggiore.


Chi componeva la giuria? Stresa Borgo millenario, così narra: “La giuria, composta da personaggi dello spettacolo, attori e giornalisti (Arrigo Benedetti, Bianconi, Brunetta, Carrà, De Sica, Marotta, Macario, Isa Miranda, Musso, Bernardino Palazzi, Ridenti, Tallone, Luchino Visconti, Villani e Zavattini) seguì le concorrenti in ogni ora della giornata: nelle sfilate ufficiali o riservate al pubblico, a tavola nei saloni degli hotel, a passeggio lungo le vie di Stresa, durante le escursioni alle isole Borromee, cercando anche di conversare con le ragazze nei pochi momenti di tranquillità”.

Non mancarono momenti curiosi, si legge: “Durante il pranzo all’isola dei Pescatori, il proprietario del ristorante, impreparato alla massa d’invitati, si fece aiutare dalle concorrenti a predisporre la tavolata: anche Fulvio Bianconi (con un berretto da marinaio in testa, regalato da un barcaiolo di Stresa), Silvana Pampanini e Rossana Martini, portarono i piatti a tavola.

Le due concorrenti, con Lilia Landi come terzo incomodo, erano segnalate dal pubblico quali probabili vincitrici”.






Si giunge alla serata della proclamazione:

“Concluse le danze, si svolse il referendum popolare che, come da pronostici, decretò la vittoria della Pampanini, ma anche i dolci lineamenti di Rossana Martini avevano influenzato il pubblico. La votazione “ufficiale” presentò una situazione di parità tra le due concorrenti, mentre gli ospiti presenti rumoreggiavano apertamente per la Pampanini. Si giunse infine, dopo tafferugli e contestazioni, al verdetto finale, che si cercò di mantenere segreto sino alla proclamazione ufficiale.


La scelta di Rossana Martini era dovuta al fatto che “essa risponde al tipo di donna italiana che i maggiori artisti dei nostro Paese avevano scelto a modello ed avevano fatto conoscere a tutto il mondo nei loro capolavori…”.


Si legge che si presentò “anche il problema dell’abito da sera per la Martini che, realizzato in un giorno, non era adeguato all’importante avvenimento. Fortunatamente la figlia di un industriale di Gallarate, il signor Bellora, che villeggiava da anni a Stresa, trovò una soluzione: si recò con la Martini nella sua villa, adattando un abito per la vincitrice, completandolo inoltre con alcuni gioielli che avrebbero valorizzato la neoeletta «Miss Italia»”.


Ed ecco la conclusione: “Il titolo di «Miss Sorriso» venne assegnato pari merito ad Anna Vignali e a Tina De Mola, una giovane attrice che successivamente divenne moglie di Renato Rascel.

Il pubblico attendeva impaziente il verdetto della giuria; il Sindaco di Stresa, Sergio Stucchi, ed il Presidente dell’Azienda di Soggiorno, Albano Mainardi, invitarono un membro della giuria a leggere al microfono l’esito della votazione.

Quando venne pronunciato il nome della Martini, i fans della Pampanini manifestarono il loro disappunto con fischi ed invettive, esclamando che per loro «Miss Italia» era la ragazza romana, tentando inoltre d’invalidare l’esito degli scrutini.

Alle tre del mattino, dopo qualche sedia “volata” nel salone, si riprese a ballare, anche se la vincitrice, vinta dall’emozione e dalla stanchezza, non era pronta alle fotografie di Luxardo.

L’indomani gli animi si erano placati: Rossana Martini si recò a villa Bellora per restituire abito e gioielli, ma la figlia del proprietario le regalò quel vestito che le avrebbe ricordato per sempre

quella serata”.





Stresa ospiterà ancora il concorso nel 1947 (edizione memorabile per la sfida tra Lucia Bosé e Gina Lollobrigida), nel 1948 (con Totò in giuria), nel 1949 e nel 1958.


Beh, speriamo che presto si possa tornare a brindare, ballare e festeggiare sulle rive del Verbano, e non solo, con la stessa voglia di allora, quando si riassaporava la libertà, un anno dopo la fine della guerra, del coprifuoco.