Un'idea di giornosofia

Aggiornato il: 21 gen 2019

Entrate in un bar, prendete il giornale sul tavolo, stendetelo e osservate la prima pagina.

Vi sarà un titolo principale, con un carattere più grande, più in alto, che occupa una superficie maggiore, che attira maggiormente il vostro sguardo; poi ve ne sono altri a lato, sopra o sotto, alcuni che trattano dello stesso argomento, altri no; vi sono immagini: foto o disegni.

Qualcuno il giorno prima tra le migliaia di notizie, di eventi accaduti nel mondo, ha deciso che alcuni di questi accadimenti, opinioni o idee, solitamente una decina al massimo, meritassero la prima pagina. E che tra questi uno fosse più importante degli altri.

Questione di gerarchia, di priorità. I giornalisti, i redattori, i capiredattori e i direttori delle testate hanno dei criteri per stabilire queste gerarchie e priorità. Ritengono di aiutare così il lettore nel districarsi nel vociare del mondo.

C'è qualcuno in grado di fare questo lavoro per la nostra vita, o di insegnarci come fare? La giornosofia nasce con questo scopo. Una forma di riflessione filosofica abbinata alla pratica giornalistica per comprendere di fronte alla complessità delle nostre relazioni, personali, sociali, lavorative quali siano l'origine e la genealogia, come poterne decostruire l'intreccio, come sintetizzarlo, e come restituirlo in modo leggibile a noi stessi. Come creare la prima pagina della relazione tra la nostra vita e il mondo. Poiché non possiamo pensare di capire noi stessi, di scegliere cosa fare, se non abbiamo compreso il mondo. Cos'è dunque la giornosofia? Ripetiamolo. E' una filosofia sperimentale che fa propria l'esperienza filosofica e le sue tecniche (dialettica, genealogia, decostruzione, fenomenologia, ecc.) e le abbina all'esperienza giornalistica e alle sue tecniche di indagine, sintesi e comunicazione. L'obiettivo è riuscire a fornire strumenti efficaci per scegliere le priorità nella propria vita quotidiana a livello personale, professionale o aziendale. Rispetto alle tradizionali pratiche psicologiche o di coaching punta a una comprensione del mondo (al guardare fuori) per capire chi siamo dentro.


Dal punto di vista letterale è anche il “sapere del giorno”, e in questo riecheggia l'oraziano “Carpe diem”, ma non con il significato di cogliere l'attimo attribuitogli da un edonismo spicciolo , bensì come il "farsi cogliere dal giorno", riuscire cioè a comprendere (nel senso di farsi prendere assieme, partecipare) alla realtà del presente in cui viviamo.


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