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Verbania - Lago Maggiore

VerbaniaNews: baci, morsi e altre storie

Nel febbraio di dieci anni fa iniziava l’avventura breve (durò poco più di un anno e mezzo), ma intensa, di Verbania News. Fu il primo quotidiano online della città e della provincia. A tenerlo a battesimo il sottoscritto e Cristina Savi.

Dieci anni dopo ci è tornata la voglia di giocare con le news verbanesi, non quelle contemporanee, bensì quelle del tempo che fu. E così ecco nascere una sezione VerbaniaNews all'interno del nostro blog di Imperfectsoul.it.


Verbania ha infatti compiuto 80 anni l’anno scorso, perciò perché non curiosare in cosa si scriveva nel Novecento della città e delle sue frazioni?

La notizia della nascita di Verbania venne pubblicata dalla Stampa e dal Corriere della Sera il 27 aprile 1939 (Intra e Pallanza si fusero per decreto).


"Mostrò i dentini..."

La prima notizia di cronaca che viene data dalla Stampa dalla neonata Verbania risale al 12 maggio 1939.

Piccola nota personale: quel giorno mio padre, nato a Intra, compiva un anno, fu cioè uno degli ultimi "intresi", portandosi il nome del fu Comune per tutta la vita sulla carta d'identità e nel codice fiscale (con complicazioni varie).

La notizia riportata dal quotidiano novarese è una breve di poche righe e testimonia il fatto che le molestie sessuali non sono certo un problema nato oggi. All’epoca però il #metoo non si limitava a proclami ma passava a più efficaci vie di fatto.


Così scriveva la Stampa: “Una spiacevole avventura è toccata al trentaduenne A. C. (sul giornale il nome era scritto per esteso, non c’erano problemi di privacy all’epoca, ndr), residente nella nostra città, il quale mentre passeggiava sul lungo lago, ad un certo punto, affascinato dalle belle forme di una avvenente signorina, ebbe l'ardire di chiederle un bacio. La gentil donzella fingeva di acconsentire ma, mentre il ganimede (il damerino, ndr) avvicinava il viso, essa mostrò i dentini ed invece di un bacio, morsicò il naso del malcapitato giovanotto. Svergognato e scornato, il C., per evitare un piccolo scandalo, pensò bene di allontanarsi senza protestare”. Evidentemente l’allontanarsi non bastò, visto che finì comunque svergognato sul giornale.


Crocifissi e schiaffi

Leggendo le cronache d'epoca pare però che alle donne dei paesi del Verbano non dispiaceva passare alle vie di fatto anche tra gentildame. Una ventina d’anni prima, nel gennaio 1921, a Trobaso, che all'epoca era Comune a sé, era scoppiata la disfida dei crocifissi. Il sindaco, descritto dal giornale "L'Unione" come un "fanatico di Lenin", si legge nell'articolo del 15 gennaio, aveva imposto di togliere i crocifissi dalle aule della scuola (che sorgeva dove si trova ancora oggi in via Cuboni). Fu organizzato un sit-in di protesta fuori dalla scuola, intervenne il maresciallo, il sindaco di dimise, le dimissioni furono respinte e i crocifissi tornarono nelle aule. Gli animi erano surriscaldati. La moglie dell'ex sindaco vide passare fuori dal cancello di casa la cognata del primo cittadino in carica e le chiese degli insulti che questa le aveva rivolto in una riunione in cui lei era assente. Nel frattempo sopraggiunse anche la consorte del sindaco. Ne nacque uno scontro che venne chiuso dalla padrona di casa allontanando le due con un paio di schiaffi. In paese iniziò a circolare la notizia di un'aggressione alle cognate, i sostenitori del sindaco comunista circondarono la casa dell'ex primo cittadino. Dovette intervenire ancora una volta il maresciallo e alla fine tutto si concluse con miti consigli.


Tre spari all'amante

In realtà, al di là degli episodi che oggi possono strappare qualche sorriso, la violenza sulle donne mieteva vittime anche allora, eccome. La prima notizia di cronaca nera datata Verbania del Corriere della sera è del 18 maggio 1939 e narra di un cuoco 28enne di Vigevano che era giunto a Verbania per “un abboccamento in una casa di via degli Orti con la propria amante”, una 26enne milanese. Sarà stata la famosa casa di via degli Orti (oggi via Perassi) che ospitava la locale casa di tolleranza (bordello)? L’articolo non lo dice ma narra che l’uomo di fronte al rifiuto della donna di tornare a vivere con lui estrasse la rivoltella e sparò tre colpi. Lei fu ricoverata in ospedale moribonda, colpita all’addome e alla schiena, lui fu arrestato poco dopo, feritosi durante la fuga.


Moglie freddata davanti al figlio

E' invece datata 20 maggio 1939, un paio di giorni dopo, la notizia pubblicata dal Corriere della Sera di uno scalpellino 35enne di San Maurizio d'Opaglio che a Cesara affrontò la moglie separata. Lei si trovava in compagnia del figlioletto e stava riaccompagnando a casa il padre. Nacque un alterco con il consorte che si concluse in tragedia: lui le sparò due rivoltellate uccidendola. Un mese prima era stato condannato per lesioni nei confronti della moglie. Stalker e uxoricidi non sono dunque un'invenzione contemporanea. Leggendo le cronache, anche solo di una piccola realtà di provincia, apparivano anzi molto più diffusi un tempo.


I due per tre

Dopo tanto sangue ci congediamo con una lieta novella, quella pubblicata dal Corriere della Sera il 9 giugno 1939. Cinque righe in cronaca per annunciare che una 37enne di Zoverallo aveva dato alla luce due gemelli. La curiosità? Per lei, moglie di un operaio, era il terzo parto gemellare.

Una stranezza anche per l'epoca, quando le famiglie erano ben più numerose di oggi. Sarebbe addirittura da prima pagina oggi, nell'era della denatalità. Consoliamoci con il fatto che nel 2020 a Verbania siamo circa 30mila abitanti, all'epoca ci vivevano in 25mila. Ma piano piano ci stiamo tornando.


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