Vita simultanea

Sull'Alto Piemonte previsto un sabato e una domenica all'insegna dei temporali. Il barometro del giovedì è invece perturbato dalla velocità.


Il grande sogno della modernità è stato l’aumento della velocità. Si è inseguito il ragionamento per il quale andare più veloci significa poter fare più cose, risparmiare tempo e quindi vivere di più. La velocità quale inganno alla morte. Siamo mortali non possiamo rallentare il tempo e allora moltiplichiamo la velocità per fare in una vita quello che si fa normalmente in cinque. Il pittore e artista futurista verbanese Fedele Azari alla fine degli anni Venti del Novecento propugnava l'ideale di una vita simultanea. La contemporaneità l’ha tradotta nel multitasking e nelle tecnologie che ci consentono di fare più cose assieme.


Resta inevasa una risposta però, perché guadagnare tempo? Per farne cosa? Per poi affannarsi a fare altre cose più veloci? Se non abbiamo chiaro perché vogliamo risparmiare tempo è inutile risparmiarlo.

Abbiamo il coraggio di dire (e poi di farlo) che vogliamo risparmiare tempo per poi sprecarlo, per dissiparlo, per il dolce far niente, per la contemplazione, per vivere la sensazione di perdersi e ritrovarsi? Oppure nella nostra società efficientistica e performante risulterebbe stonato? Un'ultima domanda: che senso ha il tempo libero se non diventa tempo liberato (inutile), ma è solo tempo in cui fare cose, sport, hobby, ecc., vedere gente, parlare, bere, mangiare e consumare?

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