Wow! Che bello

Sabato e domenica, nell'Alto Piemonte, le previsioni meteo scommettono che prevarrà il sole. Il barometro del giovedì è d'umore variabile a causa di un aneddoto. Sabato scorso sulla chat Whatsapp del gruppo della scuola di pratiche filosofiche che frequento compare il messaggio di una collega che annuncia un ritardo perché ha fatto tardi a colazione per festeggiare il compleanno della figlia. Il messaggio mi compare sullo smartphone come notifica e sotto c’è un suggerimento di risposta da parte della app: “Wow! Che bello” (che, per inciso, non colgo). Iniziò però a capire che l’algoritmo di Whatsapp ha letto e interpretato il significato del messaggio prima di me (sa che nel messaggio si parla di un ritardo giustificato da una motivazione per la quale ci si può felicitare, e che comunque sarebbe più elegante farlo anziché scrivere “Pazienza!” o “Chissenefrega!”)


Ci sono due aspetti che mi hanno perturbato in questo episodio:

1) Immaginare di essere dei romanticoni e di ricevere un messaggio intimo, se sotto vi apparisse un suggerimento di risposta credo che perdereste un po’ di poesia. Comprendete che un’entità ha già letto il messaggio prima di voi, si è infilata nella vostra conversazione e questo vi destabilizza, perché rompe l’incanto, perché vi suggerisce una risposta banale (vuoi dire che il messaggio che ho ricevuto, non contiene tutto quel pathos che ci vedo io?), oppure una risposta migliore di quella che avreste scritto voi (cavoli, persino un algoritmo ha più fantasia di me!) o, terzo caso, la risposta è la stessa che pensavate (ah, quindi non sono poi così speciale). In ogni caso un disastro.


2) Ammettiamo che siate invece dei cinici pragmatici. In tal caso avere qualcuno che pensa per voi le risposte e vi semplifica la vita con le chat dei genitori, del calcetto e gli altri 8mila gruppi sarà visto come una benedizione. Il problema è che dall’altra parte (in chi riceve) potrà nascere il sospetto che la risposta, anche se pertinente ed elaborata sia frutto dell’algoritmo. Non saremo più certi che le parole che riceviamo siano state pensate da chi ce le ha inviate, ci verrà il dubbio che le abbia scelte tra un paio di proposte dell’app. Noi risponderemo scegliendo tra un altro paio di proposte. L’algoritmo della app di messaggistica se la canterà e se la suonerà da solo da uno smartphone all’altro. Qualcuno dirà “finalmente così potremo utilizzate il pensiero per altro anziché per i messaggini”. Già ma a cosa serve pensare? E se il bello di pensare fosse proprio nel perdere tempo nel cercare le parole migliori? nel dare un senso alle nostre relazioni? In ogni caso, si accettano suggerimenti, anche dall’algoritmo.

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